Federalismo,Tricolore,Inno Nazionale e polemiche. Gobbo; attento a non perdere i moderati.
Mi sento profondamente legato alle mie radici Venete. Sono Veneto come lo erano i miei genitori, i miei nonni, bisnonni e trisnonni. Sono nato a Conegliano Veneto e vivo a Codognè, un paese di poco più di cinquemila abitanti nella campagna Trevigiana. Sono favorevolissimo al Federalismo poichè penso che ogni Regione debba prendersi le proprie responsabilità assieme ai propri meriti e non è assolutamente giusto che una Regione più attiva sia industrialmente che fiscalmente debba trainare le altre meno operose e più menefreghiste. Sono favorevole ad un decentramento dei poteri poltici, amministrativi e burocratici da Roma che da sempre vede nel Veneto un “granaio” da dove attingere risorse fiscali e non solo, per poi cadere nei soliti stereotipi del Veneto “polentone, beone, ignorante, e bauco” quando si tratta di dipingerne i contorni in una trasmissione o in una fiction come giustamente messo in risalto ieri dal Presidente de Veneto Luca Zaia nella lettera aperta al presidente Mediaset Confalonieri.
Premesso questo vorrei suggerire umilmente ma fermamente al sindaco di Treviso Gobbo, di lasciar perdere le inutili discussioni sull’utilizzo o meno da parte dei sindaci Trevigiani dell’Inno Nazionale.
Lo so, anche a me da fastidio come a tanti altri quella frase “che schiava di Roma…” però cerchiamo di vedere la cosa in un’ottica più ampia. L’inno di Mameli è stato scritto molti anni fa, e il suo testo, un po’ obsoleto ed antico nei contenuti certamente non può essere considerato nell’attualità del momento che stiamo vivendo.
Tuttavia io penso ai milioni di persone che lo hanno cantato in tutti questi anni credendo in quella bandiera tricolore, in un Italia che hanno amato e per la quale milioni di giovani nelle guerre che sono state combattute hanno dato la vita, magari vedendo la bandiera Italiana come ultima cosa prima di spirare.
Penso agli Alpini che sono morti sulle Dolomiti difendendo la bandiera e magari cantando Fratelli d’Italia.
Non penso che se continuassimo a cantare l’Inno di Mameli mineremo il processo che sta portando l’Italia ma soprattutto la nostra Regione del Veneto verso il Federalismo che tanto abbiamo agognato. L’unico risultato politico di questa polemica sarà quello di perdere una gran fetta di leghisti moderati, che pur credendo nelle tradizioni della terra Veneta e nell’unità di un Italia Federalista ma pur sempre unita traghetterebbero verso posizioni ancor più moderate qual’ora si metta in discussione l’Inno di Mameli o la bandiera tricolore per la quale molti italiani hanno dato la vita.
Ripeto che, al di la delle parole “superate” di un Inno obsoleto, rimane il significato intrinseco dell’ Inno stesso, la sua musica, le sue note fanno oramai parte del patrimonio degli Italiani, e perchè no, anche dei Veneti.
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