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FEDERALISMO. CHI VUOLE IL CAMBIAMENTO E’ SBIGOTTITO
FORZE CENTRALISTE VOGLIONO FERMARE LA VOLONTA’ DEL POPOLO
La gente che lavora, che in massa ha votato per un reale cambiamento, capace di restituire la speranza di un Paese diverso, oggi e’ sbigottita di fronte a giochi di potere che non capisce’.
Il voto di oggi in bicamerale rappresenta il segnale che le forze del centralismo hanno paura e si sono messe insieme per fermare la volonta’ del popolo’. Al di la’ di fumosi tecnicismi il giudizio della stragrande maggioranza dei veneti sul voto di oggi e’ che la casa degli anti-federalisti ha una forza con cui non si smette mai di fare i conti.
Il prosieguo della legislatura e’ a questo punto affidato a Bossi, a Berlusconi, a tutti coloro che in questi mesi con tenacia e in buona fede hanno lavorato per rispettare la volonta’ del popolo.
Non si puo’ che fare affidamento a loro e a chi, come Napolitano continua ad ammonire tutti che il federalismo non e’ solo una speranza per il futuro quanto una necessita’ per il presente.
Senza federalismo l’Italia andra’ incontro ad un invitabile declino, morale, economio e civile. Gli operai, gli imprenditori, gli artigiani e tutte le forze vive della societa’ nazionale ne sono assolutamente convinte, perche’ il federalismo e’ l’assunzione di una responsabilita’ per tutti, la voglia di una reale giustizia che riguarda tutti quanti. E’ lo Stato che cambia. Il Veneto sta gia’ provando a raccordarsi a questa volonta’, a partire dai cittadini che non vogliono piu’ essere sudditi.
>Codognè – "Nuovo Cinema Garibaldi de Noialtri" – un tuffo negli anni 60
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La notte fredda. Una tazza di brulè. Le mani in tasca a cercare un po di tepore, il naso freddo ed il fiato che diventa nuvoletta a contatto con l’aria. Il termometro segna -2.
Siamo in Piazza Europa, nella centralissima via Roma, downtown Codognè, trasformatasi in poche ore nella location di alcune riprese di un film horror ambientato negli anni sessanta.
Il set è magico ed irreale immerso nella luce bianca delle fotocellule che illuminano a giorno la facciata del vecchio Cinema Garibaldi. Una bianchina familiare, una cadillac, una topolino, due “vespe” e una millecento parcheggiate rendono l’atmosfera giusta per l’ambientazione del film.
Un centinaio di persone assiepate sul marciapiedi aspettano pazienti il “ciak” storico. E’ la prima volta in assoluto che viene girato un film nella storia del paese. Sembra una caratteristica di questa nuova amministrazione capitanata da Roberto Bet e coadiuvata con sapienza e meticolosità dall’assessore alla cultura dottoressa Lisa Tommasella, portare delle “prime” a Codognè.
Era successo la scorsa estate, con il primo concerto in assoluto nella storia ambientato nella meravigliosa cornice della villa Toderini. La Filarmonica Veneta aveva eseguito i classici. Un sucessone.
Al di la del fatto storico del film girato in paese, quello che mi ha colpito particolarmente è stato il “risveglio” dei ricordi che il vecchio cinema ha riportato a galla tra i presenti.
Sarebbe veramente un sogno poter rispolverare e riportare in vita il vecchio cinema che per molti paesani ha rappresentato il primo approccio al cinema in tempi dove la televisione era ancora un elettrodomestico sconosciuto ai più e dove la domenica pomeriggio si consumava il “rito” dell’andare al cinema che per noi ragazzi di allora era un’avventura piacevole.
I film di allora erano “Via col Vento”, “I Dieci Comandamenti” tutta la serie di “Ercole contro Maciste” gli “Spaghetti Western” i film di Franco e Ciccio.
Durante l’inverno il “gruppo giovanile” organizzava il Cineforum e dopo aver visto dei film un po’ più impegnati si discutevano contenuti e significati del film stesso trasformandoci tutti in critici cinematografici.
Chissà se qualche privato di buona volontà avrà il coraggio e le risorse necessarie per rimettere in piedi il vecchio cinema Garibaldi e regalare al paese un’alternativa ad una televisione che ormai regala solo quantità esagerate di canali direttamente proporzionali alla scarsità di contenuto.
Ben vengano i vecchi film che ci facciano uscire di casa la sera o la domenica pomeriggio. Film che hanno fatto sognare generazioni e dei quali andrebbe sicuramente rispolverata la magica atmopsfera,magari ad un costo di 2 o 3 euro e con i popcorn portati da casa che non costino più del biglietto stesso.
Mi metto virtualmente in “fila” e aspetterò pazientemente che venga staccato il primo biglietto di questo “Nuovo Cinema Garibaldi de Noialtri”. Quando verrà l’ora di rivedere il primo film voglio essere in prima fila a godermi lo spettacolo. (pio dal cin)
Suicidi in Veneto. Giornali e Media devono minimizzare
La scritta “Opearaio si impicca nel bosco” campeggia a grandi caratteri sulle locandine fuori dalle edicole. Entro, compero i giornali locali ed ecco la notizia, in apertura, in prima pagina, con una dovizia di particolari che renderebbe “facile” il suicidio anche a chi non sa cosa significhi la parola. Daccordo, i giornali e i tiggi’ devono riportare le notizie di cronaca, però in questi casi basterebbe un trafiletto a piè pagina, senza tanti particolari. Il suicidio è una tragedia personale e così dovrebbe essere trattato. Darlo in pasto al pubblico non serve a niente, se non a creare quello spirito di emulazione che è comprovato scientificamente. Persone deboli e depresse hanno la tendenza a copiare certi comportamenti. Se diamo loro tutti i particolari ed una specie di “vademecum” su come suicidarsi, ecco che creiamo una reazione a catena.
Scrivendo dei suicidi si creano due “fonti energetiche negative” La prima per chi sta pensando di farlo ed è sull’orlo della disperazione, l’altra per i famigliari ed i conoscenti e per il clima di dolore che si crea leggendo tali notizie.
Ricordo tanti anni fa, a Pianzano ci fu una serie impressionante di suicidi sotto il treno; in pochi mesi, fui chiamato dai carabinieri per quattro o cinque episodi del genere,in un tempo così breve. Mi sembro’ che quello che veniva scritto servisse quasi da “aggancio” per il prossimo, innestando una catena viziosa che sembrava non finire.
Ora che i suicidi sono in aumento, rivedo lo stesso scenario. Certo non è che la “colpa” sia dei giornali. In questi casi la colpa non è di nessuno, se non di chi commette il gesto estremo. Quello che voglio dire è che l’eccesso di particolari, il voler raccontare queste tragedie personali, e dar loro un’importanza troppo mediatica, secondo me può essere una ragione in più per chi, già debole e provato si trova a dover affrontare dei grossi problemi esistenziali.
Questo è il mio umile appello ai giornali e ai media. Minimizzate questi fatti, e anche se non sarà questa la formula che ridurrà il numero dei suicidi, almeno si riuscirà, non rendendoli troppo importanti dal punto di vista mediatico, ad evitare che chi è troppo debole o depresso per reagire colga lo spunto da quello che legge per fare un gesto che altrimenti potrebbe essere evitato.
(pio dal cin)
Ora, che i suicid
>Le Rose,Le Polemiche inutili e ridicole
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Rose Rose Rose….
Non si fa che parlare di rose ultimamente a Codognè. Eh si, perchè l’ultima spiaggia di chi non sa ammettere la propria sconfitta è quella di attaccarsi, anzi arrampicarsi sugli specchi di inutili polemiche, sperando forse di indurre il “nemico” a reagire in modo squinternato o eccessivamente plateale. Allora, visto che chi scrive non ha ne guinzagli ne padroni, risponderò dalle umili pagine di questo umilissimo blog,con pochissimi utenti, per dire che invece di attaccare chi ha tolto le rose dalle aiuole (distribuendole peraltro a chi ne aveva fatto richiesta) cerchino di trovare argomenti più interessanti di discussione, sempre che ne siano capaci.
Si è iniziato con l’attaccare un Crocifisso durante la Pasqua (complimenti a chi non mangia carne di venerdì ma si rivolge contro gli stessi simboli della propria Cristianità). Visto che con l’attacco alla Croce le cose sono andate malissimo (autogol clamoroso), si è spostata l’attenzione sulle rose, cercando di far leva su un malcontento popolare (che peraltro non esiste, visto che le rose alloggiano ora nei giardini di gran parte degli abitanti di Codognè).
Adesso chissà per quanto tempo doveremo andar avanti con questa storia delle rose… Un piccolo consiglio comunque è quello di lasciar perdere, per non rischiare di far brutte figure.. Un vecchio proverbio Veneto recita “Ogni bel bal al stufa”, quindi se la polemica si fa baluardo delle rose, state attenti…che dopo un po ci si stufa di sentir parlare di tutto.
Forse la prossima volta parleremo di panchine verdi? rosse? gialle? a pois? Ma veramente crediamo ancora di essere ai tempi della politica fatta con i colori ?
La politica di oggi si fa con i fatti, le risposte concrete, alla sicurezza dei cittadini, all’aiuto che si dovrebbe dare agli asili all’occupazione, alle strutture pubbliche e allo snellimento della burocrazia. Non perdiamoci in piccole polemiche di rose e di panchine e che i soldi spesi di la..andavano spesi di qua… o viceversa.
Ogni amministrazione fa le sue scelte e governare ed amministrare un paese non è cosa semplice… Guardiamo l’albero e vediamo se dopo qualche anno darà i suoi frutti, invece di criticare chi lo sta coltivando ed i suoi metodi.
Il tempo è sempre Signore e darà la risposta. Strumentalizzare episodi è tipico del giocatore che non sa più che arma usare e spesso rischia di finire la partita con la coda in mezzo le gambe.
Meglio proporre che criticare gratuitamente. Sempre ammesso che ci sia abbastanza materia grigia per farlo, ma in merito, ho i miei sacrosanti dubbi….(pio dal cin)
Alla prossima
Una Croce a Codognè
A differenza di mio padre Narciso, fervente Cristiano, non mi vedete spesso in chiesa la domenica. Sono anch’io uno dei tanti Cristiani “poco praticanti”,deboli nella fede, peccatore. Non mi ritengo tuttavia un ipocrita.
L’ipocrisia c’è sempre stata purtroppo , ma in questi tempi difficili e a volte strani, sta purtroppo tornando di moda.
Quand’ero piccolo mi hanno insegnato bene tutta la storia di Gesù. Mi è piaciuta molto. Ho letto il Vangelo che mi ha veramente affascinato con i suoi insegnamenti. Quello che mi resta degli anni passati lo conservo gelosamente nel mio cuore, e non mi serve la pubblicità per sentirmi vicino al Creatore di tutte le cose.
Una delle cose che ho memorizzato è l’insegnamento che viene dalla Croce, il Simbolo della nostra fede. La CRoce vista come Vittoria sulla morte di Gesu’ perchè non è il simbolo di un fallimento, ma è il passaggio obbligato che Gesu’ deve fare nel Suo cammino terreno per arrivare alla Gloria della Resurrezione, alla Pasqua, al riscatto della vita sulla morte, del Bene sul Male.
Immolandosi nell’Altare della Croce, Gesù ci insegna a vivere nella Speranza, a lottare contro la morte, la cattiveria, il male.
Quando vedo una Croce, rivedo la Passione e la morte di Gesu’, però vedo anche la Sua vittoria finale, la sua Pasqua.
Non capisco il perchè delle attuali polemiche sulla Croce che è stata esposta di fronte alla Mutera. Quello che mi stupisce ancor di più, e mi lascia esterrefatto, è che le critiche non vengono come uno potrebbe benissimo immaginare da qualche estremista di altre religioni che non si riconosce in questo Simbolo, ma arrivano direttamente da “Cristiani” magari più praticanti e assidui di chi scrive, che nel nome di una “polemica politica” non rinunciano a buttare nella mischia il Simbolo della loro stessa fede.
Bisognerebbe essere più solidali tra Cristiani, più “bipartisan” (come dicono i politici) e lasciare che le critiche ad una Croce esposta vengano, se debbono venire, da altre direzioni. Difendiamo a spada tratta queta “icona” della nostra tradizione Europea, Italiana, Veneta, Contadina. Le nostre radici sono profonde e si mescolano da due millenni con quelle di questo “Albero” che così poco conosciamo, che così poco rispettiamo, se siamo pronti a gettarlo sul tavolo di una polemica che non fa bene a nessuno.
Se un gruppo di persone hanno chiesto al primo cittadino di esporre una Croce durante il periodo Pasquale cosa avrebbe dovuto rispondere? ” No, mi spiace, siamo in periodo elettorale…tornate l’anno prossimo?”
Ha fatto bene il sindaco ad accettare la domanda di questi cittadini e se qualcuno ha voluto o vuole strumentalizzarla si vergogni e renda conto alla propria coscienza. Usare una Croce per i propri fini sarebbe veramente un boomerang devastante per chi volesse usarlo come vuole senza portargli il rispetto dovuto.
. Forse è meglio guardarla, riflettere, recitare una breve preghiera e meditare su quello che Essa rappresenta OGGI per noi Cristiani: politici,apolitici, di destra, di sinistra, di centro, praticanti, non praticanti, “basabanchi” e bestemmiatori, ricchi e poveri, bianchi e neri, gialli e rossi, membri comunque di una stessa comunità che ha le sue radici ben piantate in questa nostra terra che tutti amiamo a prescindere dal nostro credo politico. La Croce di Codognè sia un simbolo di unione e non di divisione.







