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New born kittens named after Google, Facebook,Twitter,Youtube, Stumbleupon


http://www.youtube.com/watch?v=FlDlCNt1ziY Four kittens were born on July the first in this little town of Codognè, province of Treviso, Veneto, Italy. His owner decided to call them after the most famous Internet search engines and social network. So the first cat was named Google, the second cat Facebook, the third was named after Twitter, and the last and the most active kitten was given the name of You Tube.

Watch the four with the happy “mother” (renamed Stumbleupon) in this youtube video.

Ministeri trasferiti al Nord? La gente vuole aiuto


Macchè ministeri al Nord la gente ha bisogno di aiuto

 
Una proposta per i nostri ministri. Lasciate il corrispettivo in euro del costo di un’auto blu e aiutate una famiglia disagiata, un asilo in difficoltà, una scuola, un progetto che non puo’ prendere le ali grazie alla crisi. Un ministro che gira in 500 (Luca Zaia docet) è più fico e attira più preferenze di un “pappone” con l’auto blu.
Basta coi privilegi in momenti di crisi. I ministri mangiano brioches mentre la gente non ha soldi per il pane. A lungo andare anche in Italia arriverà il vento della rivoluzione. Non si può andare avanti con ministri che percepiscono dieci volte la pensione di un operaio che ha lavorato quaran’tanni mentre il ministro dopo due anni va in pensione con almeno tremila euro al mese più i privilegi dei quali non possono fare a meno.
Questo è quello che la gente vuol sentire. Mi spiace signor Bossi ma la proposta dei ministeri al Nord in un tempo storico dove con Internet Facebook Twitter e Google si potrebbe benissimo mandare avanti un Paese stando in un rifugio in cima alle Tofane, mi sembra non abbastanza agressivo per la base.
Nel Paese c’è bisogno di moderni Robin Hood. La gente è vessata da tasse inutili. Ci aiuti ad eliminare il canone RAI. Tolga il bollo auto agli autisti senza incidenti. Elimini tasse come queste e vedrà che recupererà l’otto per cento perduto alle amministrative. Vari una legge sull’immigrazione del tipo Americano dove l’INS(Immigration and Naturalization Service) controlla ed espelle i clandestini rei di delitti. Ci faccia sognare come un tempo con la grinta che l’ha sempre contraddistinta impegnandosi in piccole grandi battaglie che portano risultati e voti dalla base. A Codognè in provincia di Treviso, negli anni 90 ci fu un grande movimento popolare che portò all’espulsione di una boss della Mafia napoletana trasferita al Nord da una legge che venne poi abrogata. Lei venne per ben tre volte a Codognè, piccolo paese Veneto della provincia di Treviso. Era Maggio e lei promise che sarebbe tornato ogni anno a celebrare quella grande vittoria popolare.
Questo è quello che vuole la gente. Cose concrete non promesse di ministeri al nord che non gliene frega a nessuno. Sono tempi duri. La gente ha bisogno di aiuto.

Dramatic graphic video of a drowned man (not suitable for weak audience)


Venetian Villa of the Seventeen Century for Sale


http://www.codognetreviso.com/2011/05/this-seventeen-century-villa-is-for.html

Codogne\’ Treviso Veneto: L\’ora del cambiamento per la Lega è giunta


Codogne\’ Treviso Veneto: L\’ora del cambiamento per la Lega è giunta

via Codogne\’ Treviso Veneto: L\’ora del cambiamento per la Lega è giunta.

Codogne\’ Treviso Veneto: Gente al bar


Codogne\’ Treviso Veneto: Gente al bar

via Codogne\’ Treviso Veneto: Gente al bar.

Suicidi e responsabilità dei giornalisti, redattori e direttori


Ricordo negli anni ottanta quando ero attivo come reporter locale,che in pochi mesi, a Pianzano di Godega S.U., ci furono quattro suicidi, tutti portati a termine allo stesso modo: sotto un treno alla locale stazione.

Con il caporedattore di Treviso di allora giungemmo alla conclusione che, il fatto di riportare gli episodi sulle pagine del giornale per il quale lavoravamo, poteva essere servito a qualcuno come “spunto” per una triste emulazione.

Da quel giorno fu deciso che non si sarebbe più parlato in maniera estesa e descrittiva degli episodi di suicidio, e quando se ne verificarono altri durante il periodo che prestai il mio lavoro al giornale, la redazione riportava solo un piccolo trafiletto con le iniziali del poveretto e poco più di cinque righe.

Ieri, dopo l’episodio della ragazza di Orsago trovata morta in caso, ho rivisto il titolo campeggiare a tutto spazio sulle prime pagine e mi sono detto che avrei fatto qualcosa.

Non posso che scrivere la mia indignazione e la mia totale disapprovazione per come le notizie dei suicidi degli ultimi due anni sono state trattate dai media locali.

Non sono certo quì per attaccare questo o quel giornale, redattore, direttore o giornalista, ma voglio puntare il dito contro tutti quelli che per decisioni redazionali continuano in maniera sistematica a pubblicare questo tipo di notizia dando tutti i particolari del caso in maniera che ritengo ampiamente esagerata.

Certo sarebbe troppo facile dire che la “colpa” sia dei media che ne parlano. Di certo sono sicuro che se non se ne parlasse sarebbe meglio. Questo tipo di notizie fanno male. Fanno male ai genitori, agli amici più stretti, ai parenti, ai conoscenti ed in ultima analisi fanno male anche al semplice lettore del giornale, specialmente se giovane, che può solamente recepire un messaggio negativo da un’esperienza così terribile.

Bisogna avere il coraggio di darci un taglio. Smettete di scrivere con una dovizia di particolari che da i brividi dei suicidi. Facendo così c’è una possibilità che diate lo spunto a chi è più vunerabile psicologicamente per copiare e ricevere in cambio quell’attenzione che è loro mancata, anche a costo di compiere un gesto estremo.

Con questo non voglio certo dire che la responsabilità sia totalmente di chi scrive o riporta le notizie, ma se si potesse evitare anche un solo caso di suicidio provando a non scrivere, sarebbe valsa la pena di provare.

Il suicidio è un dramma personale, e non un fatto di cronaca che deve per forza essere dato in pasto ai lettori che spinti dalla morbosità inspiegabilmente cinica di sapere i particolari si “dissetano” tra le righe dei vostri articoli impazienti di sapere come avrà fatto, che mezzo avrà usato, perchè l’ha fatto, ma dov’erano i suoi amici, i genitori, i parenti, i conoscenti. Tutte domande alle quali voi rispondete in modo esauriente, senza tenere conto di come si sentiranno le persone care, e soprattutto della continua angoscia nella quale fate precipitare i lettori più deboli, i più depressi, i più vulnerabili.

Molto probabilmente questo mio accorato appello cadrà nel vuoto come una qualsiasi foglia in Autunno, ma voglio lanciarlo ugualmente perchè oggi, come ogni altra volta che si è verificato un episodio simile nella nostra Provincia e nella nostra Regione, mi sono sentito male nel vedere le prime pagine dei nostri giornali che a caratteri cubitali raccontavano il fatto accaduto alla giovane studentessa che ha deciso di togliersi la vita.

Fermate questo stupido inutile voler a tutti i costi trascinare il lettore in una tristezza collettiva che non porta a nessun risultato se non a quello di far riflettere negativamente i nostri giovani su come oggi i loro coetanei reagiscano al dolore, alla perdita di un lavoro, di una persona che hanno amato.

Viviamo in tempi di grande fragilità dove le reazioni alla sofferenza personale non sono quelle dei nostri nonni o dei nostri bisnonni abituati come delle vecchie querce a sopportare con tenacia le prove e le tempeste della vita.

Basta un nonnulla a scatenare una tragedia che solo mezzo secolo fa sarebbe stata impensabile solo perchè le persone parlavano di più tra di loro, e non si schivavano come facciamo noi oggi perchè non abbiamo tempo nemmeno per fermarci cinque minuti ad ascoltare chi ha bisogno di essere ascoltato.

Siamo tutti pieni del nostro egoismo e guardiamo solo alle nostre esigenze ed ai nostri bisogni.

La solitudine è una delle malattie più gravi della nostra società e lo dimostrano i fatti di ogni giorno.

Siamo in tanti, siamo di corsa. Corriamo per la strada, al supermercato, in ogni luogo la parola d’ordine sembra essere la fretta, e nella fretta ci sfuggono le persone che non sanno stare al passo, gli anziani, i malati, i più deboli, visti come una rottura di scatole piuttosto che come gente per la quale valga la pena “sprecare” un minuto del nostro preziosissimo tempo.

Lasciamo che certe notizie passino quasi “inosservate”, come dicevo sopra, sono tragedie personali e familiari. Come la raccontereste se il suicidio toccasse a qualcuno che vi sta a cuore o molto vicino?

Non avreste piacere che la cosa venisse sussurrata piano piuttosto che “sbraitata” sulle pagine dei giornali e nelle piazze?

Scrivete, scriviamo di cose belle, anche se non fanno notizia, poichè di notizie tristi e macabre è pieno il mondo ed i giornali ed i telegiornali fanno a gara sembra a chi ne racconta di più.

Il lettore è così ridotto ad un’indifferenza che fa paura, in quanto l’assuefazione a tali notizie è così vera che leggiamo tutto senza riuscire a stupirci. La morte, la violenza, diventano “cosa normale”, scontata, senza un legame vero con la realtà. Parti fredde di un videogioco al quale assistiamo impassibili, ma quello che è più grave, indifferenti.

Il dovere di cronaca è ben altro. E’ il saper suscitare un interesse positivo con le notizie, anche se fossero delle notizie negative, ed è quì la vera sfida del professionista della penna, non certo quella di riportare i particolari dell’immensa tragedia,intima,personale, che è quella di una giovane che decide di farla finita con la vita buttandola in pasto ad un pubblico che fino ad ora l’ha ignorata.

Concludo chiedendo ancora una volta ai direttori, ai redattori, ai giornalisti, di chiedersi una volta in più, prima di pubblicare notizie di suicidi se non valga invece la pena di spezzare questo circolo vizioso che puo’ portare a delle conseguenze tragiche, e di guardarsi una volta di più allo specchio prima di decidere di pubblicare per esteso queste terribili notizie che lasciano solo amarezza e tristezza in fondo al cuore di chi legge. (pio dal cin)

Nuove Regole per la Sicurezza Stradale – Una dimenticanza Vitale-


Da un paio di settimane ho fondato un gruppo su Facebook  http://www.facebook.com/?sk=2361831622#!/group.php?gid=112011118847994  che ha raccolto fin’ora circa cinquecento iscritti.

Ho fatto un appello ai politici perchè si iscrivessero anche loro, ma a parte qualche gruppo della Lega Nord, nessun politico di spicco ha messo ancora fuori la testa per appoggiare questo gruppo, lo scopo del quale è molto semplice e presto spiegato.

La cronaca, si sa, è piena zeppa di incidenti stradali, causati da ubriachi, drogati, bulli della velocità. Ben vengano le nuove regole più restrittive, che sicuramente contribuiranno ad un miglioramento della sicurezza. Manca, a mio avviso una norma molto semplice ma che di fatto ridurrebbe drasticamente il numero degli incidenti, e soprattutto il numero di gente che dovrebbe stare al massimo alla guida di un triciclo.

E’ successo spesso che un drogato, un alcolizzato, un pazzo del volante abbia ucciso uno o più persone e, dopo un periodo più o meno lungo di sospensione della patente, questa gli sia stata restituita, restituendo così alle nostre strade una MINA VAGANTE, una PISTOLA CARICA, puntata sulla folla inerme. QUESTO DEVE FINIRE!!

Il gruppo( che ho fondato sulla scia emotiva del terribile incdente che a Valdobbiadene (TV) ha stroncato la vita della giovane bimba di 5 anni Serena, falcidiata da un “autista” che sembra percorresse la strada del centro del piccolo paese a quasi 140 all’ora) si propone di arrivare ad una legge che di fatto privi questo tipo di “autisti” (ubriachi, drogati, bulli) dal rivedere MAI MAI MAI PIU’ LA PATENTE.

Che vadano a piedi, in autobus, in bici o si facciano accompagnare. Come ci sentiremmo se tra qualche anno scoprissimo che lo stesso autista, riavuta la patente uccidesse ancora?

E’ già successo, più di una volta nelle cronache e non deve più succedere!!! CHI UCCIDE  ALLA GUIDA IN STATO DI ALTERAZIONE DA DROGA, ALCOOL O PER SEMPLICE BULLISMO DELLA VELOCITA’ DEVE PERDERE IL DIRITTO A GUIDARE PER SEMPRE!!!

E quì mi appello ai politici, locali e non. Non nascondetevi!Uscite e fatevi conoscere, aiutateci in questa battaglia atta a fermare il massacro. Come vi sentireste se la persona investita ed uccisa fosse uno dei vostri cari? Serve una presa di posizione forte contro questi KILLERS POTENZIALI. Bisogna individuarli e TOGLIERLI DALLE STRADE DEFINITIVAMENTE!!!!

Altro non posso fare che rilanciare il mio umile ma ARRABIATISSIMO tam-tam mediatico, e continuerò a farlo, fin tanto che qualcuno non raccoglierà questo appello. La giustizia comincia anche dal promulgare leggi che servano a creare una società più giusta e vivibile, e in questo momento, in Italia manca una legge che impedisca a questi ASSASSINI di ritornare ad uccidere.

Un’auto impazzita che piomba su una folla, è la stessa cosa di un terrorista che entra in un centro commerciale sparando a casaccio sulla folla. Non è esagerato il paragone se ci pensate bene. Bisogna che questo finisca al più presto.

(pio dal cin) telefono 3397749337

Facebook Gruppo – BASTA PATENTI A CHI HA GIA’ UCCISO- Appello ai politici-


Ciao a tutti. NOn ho ancora visto nessun uomo politico di spicco iscriversi a questo gruppo fatta eccezione per alcuni gruppi della Lega Nord, non ci sono politici di spicco che si sentano di entrare a far parte di un gruppo come questo che chiede solo che vengano addottate leggi un po’ abbastanza di più ancora, severe in modo che le strade possano un giorno essere più sicure. Un’utopia? Non credo, basterebbe l’impegno e la buona volontà, certro che di tempi come questi si da la priorità a cose più “importanti” come la ripresa economica,la disoccupazione ecc.. Ma se riuscissimo solo a salvare una vita applicando delle leggi giuste avremmo fatto solo il nostro dovere.E’ comprovato che l’unico deterrente ai pazzi della strada sono le sanzioni più forti e le leggi applicate con severità… cosa aspettiamo allora che ci siano dieci, venti, trenta morti al giorno. Ad onor del vero bisogna dire che qualcosa è stato fatto, ma è ancora troppo poco. Chi si mette al volante convinto di essere un dio in terra dev’essere messo in condizione di non nuocere più e deve andare a piedi, specialmente se ha già ucciso. Immaginatevi il dolore di una famiglia, degli amici, dei conoscenti di una persona uccisa sulla strada da un deficiente che usa la macchina come una pistola carica puntata a casaccio…. Faccio quindi un appello a tutti gli iscritti al gruppo: Se conoscete qualche politico, invitatelo ad iscriversi al nostro gruppo http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=112011118847994e a partecipare attivamente al cambiamento delle regole e delle leggi che dovrebbero tutelare la nostra vita e quella dei nostri cari. Pio

Tromba d’aria Codognè – Cordignano- 17 luglio 2010


Le uniche croci da togliere in Veneto


Ho guidato tanto nella mia  vita. La guida sicura l’ho imparata guidando il taxi a Miami per oltre dieci anni. Ricordo soprattutto con piacere le lezioni alle quali, di tanto in tanto la compagnia per la quale lavoravo, ci faceva  partecipare.

Ci mostravano perlopiù cassette con incidenti stradali, dove erano ben visibili i danni che il mancato utulizzo delle cinture di sicurezza causavano. Oppure tecniche di guida sicura come tenere la distanzadi sicurezza, come soccorrere chi è vittima di un incidente  eccetera.

Tornato in Italia, dopo tanti anni, mi sono reso conto che le strade quì erano diventate ancor più pericolose di quando le avevo lasciate negli anni 80.

Una cosa però è rimasta sempre la stessa. Ci sono strade nel Veneto, ed in particolare parlo della provincia di Treviso, dove sono nato, e dove ho sempre vissuto, che sono sempre state pericolosamente “maledette”.

La carbonera per esempio, o la strada che collega Ponte della Priula a Pieve di Soligo, la curva della morte a Gaiarine (anche se ultimamente le modifiche l’hanno resa più sicura).

La strada di Ogliano, dove l’altro ieri sono morti due pensionati del luogo e altri giovani vite sono state spezzate.

Quello che voglio portare a l’attenzione di chi legge, è che se è vero che ci sono strade più pericolose di altre, allor<a perchè non cerchiamo di segnalarle dovutamente in modo che chi vi transita abitualmente, o peggio incautamente per la prima volta, sappia che la strda che sta percorrendo ha fatto numerose vittime?

Scriviamo dei cartelli dove si avverte: “Attenzione questa strada ha già fatto 15 vittime, non diventare la 16″ oppure “Strada particolarmente pericolosa! Attento! Se ti piace correre non farlo quì, altri ci hanno lasciato la vita”

Forse non sarà la soluzione a tutti i problemi della strda, ma sicuramente a qualcosa servirebbe. Inoltre bisognerebbe intavolare un discorso, una tavola rotonda di esperti che risolvano una volta per sempre questo problema che affligge la nostra provincia, la nostra regione e getta nel lutto e nello sconforto tante famiglie che si vedono strappare i loro cari in questa maniera così assurda!

Muoiono più persone quì in Italia in un anno  sulle  strade che in altri posti dove ci s0no delle guerre in corso.

Il mio appello quindi è questo: Fermiamo il massacro. Troviamo una soluzione. Queste s0no e saranno le uniche croci che non vorremmo più vedere sulle nostre strade. Qualcosa si può fare.(pio dal cin)

Una croce sul fiume Livenza


Una croce grande quasi 8 metri e del peso di quattro quintali è giunta questa sera versole 19 Motta di Livenza, dove si celebra quest’anno il cinquecentesco anniversario dell’apparizione della Beata Vergine al contadino Cigana nel 1510.

La croce partita da Polcenigo (sorgenti del Livenza) è scesa sopra una barca dei Vigili del Fuoco dei comandi di Treviso e Motta di Livenza, ed è approdata a Motta dopo varie fermate lungo il cammino sul fiume che segna questo territorio nelle sue più profonde radici.

Una bella iniziativa che ha coinviolto centinaia di fedeli, a testimonianza dell’importanza che ancor oggi viene attribuita a questo simbolo Pasquale che ci ricorda che la morte viene sempre sconfitta dall’Amore, quell’Amore che Gesu’ ci ha dimostrato senza la vergogna che abbiamo noi , purtroppo troppo spesso.

Siamo più proni al tradimento come quello del gallo di Pietro piuttosto che a combattere i pregiiudizi che allontanano da questi simboli come la Croce ed il Presepio, che, facendo parte della nostra storia Europea, Cristiana, Italiana, Veneta e Contadina, rinsaldano quei legami che sono inscindibili  dalle nostre radici  più profonde, legate al nostro territorio, che amiamo e che vogliamo difendere , in quanto espressione del nostro stesso modo di vivere, tramandatoci dai nostri Padri.

Questo Legno che unisce in una tutte le persone  scende lento, sul fiume, galleggiando su una piccola barca, a ricordarci che la Croce di Cristo, del quale celebriamo la Passione , è una Croce che unisce le Genti in una sola famiglia.

La Croce  di Gesu’, unica vera Speranza per chi crede, ci ricorda che ognuno di noi deve sopportare il peso della propria, ed eventualmente cercare di allieviare quello degli altri, attraverso la condivisione del peso dei problemi e delle sofferenze.

Ed infine Maria; la Madre che accettando un destino più grande  di qualsiasi altra Madre al mondo, diventa ai piedi della Croce di  Gesu’, Madre di tutti, Speranza di Vita, Aiuto, Sostegno, e punto ben definito di riferimento della nostra fede, spesso troppo debole e  fragile al punto di farci dimenticare l’Amore verso chi soffre o chi è in difficoltà.

Questa Madre, che quest’anno viene Celebrata quì a Motta di Livenza, luogo dell’apparizione cinquecento anni orsono, e della quale, oggi più che mai abbiamo bisogno. 

http://www.facebook.com/pio.dalcin?ref=profile#!/album.php?aid=2053491&id=1013353618&ref=mf

Una Croce a Codognè


A differenza di mio padre Narciso, fervente Cristiano, non mi vedete spesso in chiesa la domenica. Sono anch’io uno dei tanti Cristiani “poco praticanti”,deboli nella fede, peccatore.  Non mi ritengo tuttavia un ipocrita.

L’ipocrisia c’è sempre stata purtroppo , ma in questi tempi difficili e a volte strani, sta purtroppo tornando di moda.

Quand’ero piccolo mi hanno insegnato bene tutta la storia di Gesù. Mi è piaciuta molto. Ho letto il Vangelo che mi ha veramente affascinato con i suoi insegnamenti. Quello che mi resta degli anni passati lo conservo gelosamente nel mio cuore, e non mi serve la pubblicità per sentirmi vicino al Creatore di tutte le cose.

Una delle cose che ho memorizzato è l’insegnamento che viene dalla Croce, il Simbolo della nostra fede. La CRoce vista come Vittoria sulla morte di Gesu’ perchè non è il simbolo di un fallimento, ma è il passaggio obbligato che Gesu’ deve fare nel Suo cammino terreno per arrivare alla Gloria della Resurrezione, alla Pasqua, al riscatto della vita sulla morte, del Bene sul Male.

Immolandosi nell’Altare della Croce, Gesù ci insegna a vivere nella  Speranza, a lottare contro la morte, la cattiveria, il male.

Quando vedo una Croce, rivedo la Passione e la morte di Gesu’, però vedo anche la Sua vittoria finale, la sua Pasqua.

Non capisco il perchè delle attuali polemiche sulla Croce che è stata esposta di fronte alla Mutera. Quello che mi stupisce ancor di più, e mi lascia esterrefatto, è che le critiche non vengono come uno potrebbe benissimo immaginare da qualche estremista di altre religioni che non si riconosce in questo Simbolo, ma arrivano direttamente da “Cristiani” magari più praticanti e assidui di chi scrive, che nel nome di una “polemica politica” non rinunciano a buttare nella mischia il  Simbolo della loro stessa fede.

Bisognerebbe essere più solidali tra Cristiani, più “bipartisan” (come dicono i politici) e lasciare che le critiche ad una Croce esposta vengano, se debbono venire, da altre direzioni. Difendiamo a spada tratta queta “icona” della nostra tradizione Europea, Italiana, Veneta, Contadina. Le nostre radici sono profonde e si mescolano da due millenni con quelle di questo “Albero” che così poco conosciamo, che così poco rispettiamo, se siamo pronti a gettarlo sul tavolo di una polemica che non fa bene a nessuno.

Se un gruppo di persone hanno chiesto al primo cittadino di esporre una Croce durante il periodo Pasquale cosa avrebbe dovuto rispondere? ” No, mi spiace, siamo in periodo elettorale…tornate l’anno prossimo?”

Ha fatto bene il sindaco ad accettare la domanda di questi cittadini e se qualcuno ha voluto o vuole strumentalizzarla si vergogni e renda conto alla propria coscienza. Usare una Croce per i propri fini sarebbe veramente un boomerang devastante per chi volesse usarlo come vuole senza portargli il rispetto dovuto.

. Forse è meglio guardarla, riflettere, recitare una breve preghiera  e meditare su quello che Essa rappresenta OGGI per noi Cristiani: politici,apolitici, di destra, di sinistra, di centro, praticanti, non praticanti, “basabanchi” e bestemmiatori, ricchi e poveri, bianchi e neri, gialli e rossi, membri comunque di una stessa comunità che ha le sue radici ben piantate in questa nostra terra che tutti amiamo a prescindere dal nostro credo politico. La Croce di Codognè sia un simbolo di unione e non di divisione.

Luca Zaia- “Prima il Veneto” non è solo uno slogan…


“Prima il Veneto” non è solo uno slogan per le elezioni, ma l’esigenza di aprire le porte di questa Patria comune al nuovo.
Il nuovo per me significa difendere le nostre famiglie, garantire un futuro ai nostri giovani e assistenza a chi giovane non è più.
Il nuovo è trovare soluzioni vere e stabili a chi cerca occupazione. Il nuovo è garantire che la legge sia rispettata da tutti su tutto il nostro territorio e che negli ospedali si dimezzino i tempi delle attese.

Il nuovo sono le nostre aziende e la loro voglia di diventare grandi lavorando e andando in giro per il mondo. Come, del resto, noi veneti facciamo dal tempo della Serenissima. Un Veneto che sia in grado di aprirsi alle esperienze di tutti i Paesi che stanno guardando a noi con interesse da tempo. Locali e globali: lo siamo da sempre.
Le risorse per il futuro ci sono, ma troppi soldi dal prodotto delle nostre mani e dalle nostre menti ci vengono portate via da chi vuole vivere sopra le proprie capacità.
Il federalismo è la risposta a questa contraddizione, perché significa ritornare a essere padroni a casa nostra.
Sì, questo è il momento di sapere che la nostra casa viene prima di tutto.

Luca Zaia definito dalla stampa tedesca “sexy e cavallo di razza”


SULLA SUDDEUTSCHE ZEITUNG: ZAIA GLOBE TROTTER DEL MADE IN ITALY NEL MONDO 

Sull’autorevole quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, è apparso un ritratto di Zaia, definito dal giornale “l’esponente del Governo italiano più gettonato dopo Silvio Berlusconi”.

“Chi voglia scoprire quanto sexy possa essere la carica di Ministro dell’Agricoltura deve solo seguire da vicino Luca Zaia”, scrive la giornalista. “Un cavallo di razza della Lega Nord” si legge sul quotidiano, “esperto di enologia ed agronomia”, sempre in aereo “tra Pechino, Roma, Mosca e ora Berlino, per sostenere i prodotti degli agricoltori italiani”.

“Da quando Zaia ha assunto nel maggio del 2008 la guida del Ministero dell’Agricoltura, agricoltori e viticoltori italiani possono vantare uno sponsor di indubbia fama”.

La Suddeutsche riconosce al Ministro anche “l’approccio pragmatico” che lo spinge a “cercare nuovi clienti per i produttori italiani”, rimanendo sempre fedele allo slogan “mangiate italiano”, come il progetto McItaly lanciato di recente da McDonald’s: “Zaia per l’occasione, toltasi la giacca del completo gessato con il fazzoletto verde-Lega, si è messo a spalmare crema di carciofi di produzione locale su panini farciti, poi, con formaggio Asiago del Veneto, speck altoatesino, Bresaola valtellinese e una foglia di insalata riccia. L’esibizione di Zaia ha attirato molta attenzione, e si prevede che dalla catena internazionale verranno acquistate 1000 tonnellate di prodotti agricoli italiani, per un valore di 3,5 milioni di euro al mese”.

“Il politico della Lega dal gran talento comunicativo – si legge ancora sul giornale – è animato da una convinzione di fondo: ‘il mercato agricolo è troppo libero’. È questo il credo di Zaia. A soli 30 anni è diventato Presidente della Provincia di Treviso, il più giovane di tutta Italia. Adesso, da Ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia fa la guerra al ‘pensiero iperliberista e masochista’. Lancia campagne di boicottaggio contro l’ananas, lo champagne o il kebab; richiede la messa al bando del burro francese dalla mensa parlamentare e per l’ultimo dell’anno ha lanciato in tv e alla radio l’iniziativa ‘Brindo italiano’. Il tutto riscuote grande popolarità nel Paese.”

Luca Zaia likely to be Veneto’s new President (62% poll shows)


This Article is in Italian and shows the consensus that the young Minister is getting among his people as he runs for President of the Veneto’s Region in Northern Italy

http://piodalcin.wordpress.com/2010/01/13/major-earthquake-rattles-haiti/

De Poli Dino il Grande Saggio


http://www.codognetreviso.com/2009/10/dino-de-poli-il-grande-saggio-ritorna.html

Le Suore de clausura de San Giacomo (Omaggio a dele Grandi Persone ..)


F1000179 F1000180 Circa venti anni fa, quando che lavoree come reporter, Don Giovanni Dan allora direttor de l'Azione de Vittorio Veneto al me à domandà se volee andar a farghe qualche foto alle suore de clausura de San Giacomo.

Naturalmente ghe ò dita de si ( a chei tempi no disee mai de no se l'era calcossa de novo da veder o da fotografar).

Ho dovù farme far l'autorizazion da l'allora Vescovo de Vitorio Mos. Ravignani e dopo son andà dentro al convento.

El posto al me à piasest suito. L'era na pace, un silenzio, un bel verde. La parea l'anticamera del Paradiso, se stea proprio ben.

Col permesso dea Madre Badessa , dopo verme presentà, ho fatt tante foto e Don Giovanni al me le à publicade suito.

Da chea volta no le ho mai fatte veder pi a nessun… Prima par un senso de rispetto che ghe dovee a queste Sante Persone che l'è le suore de clausura. Ho sempre ammirà come che le posse dedicarse tutta na vita a pregar stando dentro in tel stesso posto, veramente GRANDI PERSONE.

Secondo parchè no volee dar in "pasto" ai giornai dele foto che varia in qualche maniera esposto la fragilità e la sensibilità de le suore.

Adess che ho fatt al blog in Veneto ò pensà de farghe  un omaggio a ste Grandi Persone e vist che l'è passà tanti tanti ani, son sicuro de no farghe un dispiazer o de offender nessuna de le sorelle che era presenti quea lontana primavera che ò vù la fortuna de fotografarle.

Le pubbliche in punta dei piè…con grande …immenso senso de rispetto.El vialet del cortivo interno

Son veramente restà sorpreso quando che ò vist che le vea la so staleta co do tre vache e che una dele suore l'era la col forcon che la metea a posto el stran…F1000183

F1000177E le lavea la so roba come na volta le nostre none le lavea in tel lavador…F1000171  Dopo le e andate tutte a pregar in tel coro, e l'era anca do novizie….che ancora no le vea ciapà i voti..F1000190

Na picola frazion..co un cuor grando come na Montagna


   Recita 059  Parlando co na amiga al telefono stasera,  ghe ho dita che in te la me vita ghe no vist de tuti i colori: storie bele,brute,alte e basse, come in tele montagne russe dea vita.

Me ritegne un che no se emoziona fazilmente, no parchè mi sia mejo de qualcun altro, solche che co te ghe na vist de tuti i colori te fa pi fadiga, bisogna che sie calcossa de novo o de talmente grando….

Epure….epure quando che o vist i boce de l'asilo de Zimeta far la recita stasera, giuro che ere content de ver la telecamera che me scondea i oci parchè me son veramente emozionà.

Co le so canzon, le so poesie, i so vestitin fati far aposta dale maestre, i à fatt veramente un figuron!!

L' Asilo co la "A" maiuscola che nonostante le dificoltà passade e presenti al riesse ogni ano a sfornar emozion e robe nove, e al merito al ghe va sopratut a chi che ghe à credest de pi : LA ZENT DE ZIMETA.

Partendo da chea Santa Persona de Don Angelo (de nome e de fato). Un vero  Pastor che co la so semplicità e la so maniera docile e tranquilla l'à conquistà tuti, ma proprio tuti. Lo so che no ghe piase che se scrive de lu, ma l'è massa bravo a tegner insieme tuta la comunità e mi no posse far de manco de portarghe un immenso rispeto e amirazion par quel che l'à fatt e che el continua a far ogni dì par i so parochiani.

Dopo l'è tuta na miriade de ZENT che ghe vorià un mese par menzionarli tuti. Mame,maestre papà, zie, none,noni,veci zoveni, manco zoveni. Un esercito de volontari in prima linea par afrontar qualsiasi problema insieme, come una comunità  ligada e solidale, cole so diferenze ma sempre unida par al ben comune.

El Spirito che ò trovà a Zimeta no lo ò trovà da nessuna altra parte. Al par che el temp al se sia fermà e che le robe le vae avanti cusì da secoli e che le continuerà a andar avanti par sempre co la stessa serenità e voia de far le robe insieme.

Qualche ano fa ò mandà me fia all'asilo e lo so quant ben che i ghe à insegnà  tute le robe che ghe servia par afrontar la sfida dea scuola e dea vita.

Ho vu el modo de conosser zent che vee vist solche na volta ogni tant, e co zerti ò fatt anca amicizia.

Quel che me à sempre colpì però l'e statt sempre el Spirito de aggregazion e de voia de iutarse l'un co l'altro attorno a un bravo capelan e sote al stesso campanil.

Se scrive questo, scuseme, ma lo scrive solche parchè Zimeta la me à veramente lassà un segno positivo in te sti ani che l'ò frequentada.

Col dovu' rispeto de chi che no l'è degno de entrar in tea casa de un altro son veramente contento de averve conossù e ò vossù scriver ste do righe par esprimer al me sentimento forte, che l'è stat rinovà stasera quando che drio la me telecamera, filmando un grupo de asilotti me son sentì veramente commosso e fiero de esser in mezo a sta ZENT cussì brava e co un cuor grando come na montagna himalaiana (pio dal cin)Recita 003

Ve ricordeo Giordano..el Bocio..Fiorello ?


F1000144

F1000091 F1000094 Ogni paese a' el suo  "tipo da strada". A volte l'è mat, a volte l'è imbriagon, a volte l'è solche un po s-ciopà, ma a l'è sempre un tipo carateristico che el se distingue da tuti quei altri, a volte distribuendo perle di saggeza, a volte sparando cazzade.

Me ricorde de aver let in tea Bibia che la vera sageza la dimora proprio in questi "elementi" o  "schegge  impazzite" della società.

L'è anca massa facile rider de lori. Personalmente i ò sempre rispedati.. e fotografadi…parchè ho sempre ritegnu' che sti personagi  i abie calcosa de magico e intersante da insegnarne.

Traduzione italiana:

Ogni paese ha il suo "tipo da strada". A volte è pazzo, a volte è un ubriaco, a volte è solamente un po' fuori di testa ma è pur sempre un tipo molto caratteristico che si distingue tra tutti gli altri, a volte distribuendo perle di saggezza, altre sparando cazzate.

Ricordo di aver letto nella Bibbia che la vera saggezza dimora proprio in questi elementi o "schegge impazzite della società".

E' anche troppo facile ridere di loro. Personalmente li ho sempre rispettati, e fotografati con piacere, perchè ho sempre ritenuto che questi personaggi abbiano qualcosa di magico ed interesssante da insegnarci.

English translation:

Every town has its own "street person". Sometime he is just nuts, some others a drunk, others he is just out of his own mind, but he is always a very characteristic type who stands out from everyone, sometime distributing wisdom, others just saying useless words.

I remember reading in the Bible that real wisdom nests in these "elements" or crazy society's outcome.

It is too easy to laugh at them. Personally I have always respected (and photographed them) with pleasure because I have always thought that these people have always something magic within and something interesting to teach us.

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