Teofilo Gillarduzzi l’ultimo dei Kaiserjäger l’uomo più vecchio di Cortina che combatté contro gli Alpini

Teofilo Gillarduzzi l’ultimo dei Kaiserjäger l’uomo più vecchio di Cortina che combatté contro gli Alpini

                             Teofilo Gillarduzzi a Cortina. (photo copyright° 2015 pio dal cin)

                               dopo il lavoro Teofilo si concede alla lettura del quotidiano
                                                     (photo copyright°2015 pio dal cin)

Teofilo Gillarduzzi ho avuto il piacere di conoscerlo mentre lavoravo a +Cortina d’Ampezzo .Era il papà della titolare dell’Hotel dove svolgevo le mansioni di portiere di notte. Teofilo era sempre in movimento nonostante avesse passato i cent’anni. Si alzava presto al mattino, verso le cinque, e dopo la sua rituale ginnastica preparava il caffè d’orzo. Il pomeriggio si vedeva spesso a tagliare l’erba con la falce e poi al bar a fare la partita con i “giovani” novantenni . Oggi per caso, ho ritrovato alcune foto che gli ho scattato ed ho scoperto che proprio ieri era l’anniversario della sua morte il 2005. Teofilo era l’ultimo dei Kaiserjager, aveva combattuto con l’esercito Austro-Ungarico poiché +Cortina d’Ampezzo  era sotto l’Austria . Un modesto omaggio a un uomo tutto di un pezzo.
Ho trovato questo scritto su di lui in questo sito

CORTINA – Alpini contro Kaiserjäger, quando si tratta della prima Guerra mondiale combattuta sulle Dolomiti, spesso si riconduce lo scontro a questo dualismo. In realtà fu soprattutto la fanteria, da una parte e dall’altra del fronte, a combattere le battaglie più cruente, più sanguinose. Fu determinante l’utilizzo di alcune specialità delle forze armate, come quella dei genieri, capaci di allestire mine poderose e far brillare tonnellate di esplosivo per demolire intere montagne, come accadde sul Castelletto della Tofana e sul Col di Lana. Ma i genieri costruirono anche strade, ponti, scavarono gallerie, edificarono forti e sistemarono trincee: molti di questi manufatti vengono recuperati oggi, testimonianze di una storia di cui molti uomini del Duemila vogliono sapere.
Resta intatta l’immagine dell’epopea sulle crode, enfatizzata durante il conflitto e nei decenni successivi; in questo utilizzo Un gruppo di Kaiserjäger ampezzani nel 1914propagandistico delle vicende belliche le imprese degli uomini in grigioverde, con il moschetto e la piccozza, la bomba a mano e la corda, la baionetta e i chiodi e i moschettoni, Alpini e Kaiserjäger, ebbero un ruolo di primo piano. Il reclutamento di questi soldati, in entrambi gli schieramenti, avvenne prevalentemente nei paesi, nelle vallate di montagna. I Cacciatori dell’Imperatore provenivano proprio dai paesi di confine, dalle vallate contese fra Italia e Impero austroungarico. È il caso dei tre comuni di Colle Santa LuciaCortina d’Ampezzo e Livinallongo del Col di Lana, sino alla prima Guerra mondiale compresi nel Capitanato d’Ampezzo, il più piccolo dell’Impero. Accadde aTeofilo Gillarduzzi “de Jobe”, nato il 6 settembre del 1899, settimo di quattordici figli, orfano di padre a dodici anni. Quando scoppiò la guerra si trovò a Bressanone, venne intruppato e spedito a Villach, in Austria. Poi passò alla scuola di artiglieria, imparò a sparare con il cannone; le esplosioni gli lesionarono i timpani e la sordità è l’acciacco che oggi, a 105 anni portati con invidiabile energia e dinamismo, lo affligge maggiormente.
«Gli Italiani cantavano che lo straniero non avrebbe passato il Piave, ebbene io l’ho fatto, sono passato di là – racconta – e con me l’hanno fatto migliaia di altri soldati, nell’autunno del 1918, e ho sparato con il cannone, sino a quando ho avuto munizioni. Poi, quando sono finite, ho ricevuto l’ordine di ripiegare. Mi hanno fatto prigioniero gli Arditi, poi sono ritornato a Cortina a piedi, passando per il Trentino, sino alla nostra casa di Lacedel». Se Teofilo è ritornato, ed oggi narra la sua storia di guerra, una delle poche che può ancora essere raccontata, grazie alla longevità del protagonista, le altre giacciono nei libri, sono esposte nei musei. Oppure rinascono grazie a iniziative culturali, come la ricostituzione della Schützenkompanie Anpezo Hayden. Una milizia territoriale fatta di tiratori scelti, destinati alla difesa del loro paese, con una propria divisa e armi personali, affiancati alle truppe regolari, durante la prima Guerra mondiale. Un mondo che oggi rivive nella passione di un gruppo di volontari che ha un solo scopo: perpetuare la memoria.
Marco Dibona
 

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