Christo e la filosofia delle sue opere

Ho avuto il piacere di conoscere Christo nel lontano 1982. A quel tempo guidavo un taxi a Miami. Ricordo che, passando sopra il ponte all’altezza della novantacinquesima strada e Collins Avenue fui attratto da qualcosa di un colore rosa intenso che contrastava in maniera assolutamente grandiosa con il colore verde smeraldo dell’acqua della Baia di Biscayne che divide Miami Beach dalla terraferma e da Miami

Parcheggiai il taxi nella zona operativa. Pensavo che mi sarei fermato qualche ora, la sosta durò per cinque giorni, durante i quali oltre che a vedere Christo e sua moglie Jeanne Claude ogni giorno che si davano da fare avanti e indietro per  vedere che tutto  andasse per il meglio, ebbi l’occasione di scattare foto da tutte le angolature, anche dall’ elicottero visto che il costo di un giro di dieci minuti era allora di 30 dollari. Riuscii a scattare le foto che vedete qui sopra.

La città si spaccò in due. Ricordo che c’erano quelli che non capivano questa forma d’ espressione artistica e la osteggiarono spendendo fiumi d’inchiostro sui giornali locali e nazionali. Una buffonata, una stupidaggine, una baracconata da circo. L’altra metà era dalla parte dell’Artista di origini bulgare con la cittadinanza Americana. Anch’io ovviamente mi schierai con lui. Nel passare quei cinque giorni a stretto contatto con l’Artista ho capito cosa significa per lui “impacchettare” monumenti circondare isole o stendere pontili sopra un lago.

Siamo abituati a vedere l’Arte da un punto di vista troppo statico ed accademico. Possiamo andare in un museo, ammirare un Van Gogh, un Monet, un Mirò, un Caravaggio, un Giotto  e rimanerne estasiati,colpiti. L’Arte di Christo va oltre questo. Nel coinvolgere il territorio in maniera così massiccia e “rumorosa” anche dal punto di vista mediatico, Christo coinvolge migliaia e migliaia di persone. Egli punta il dito sulla sua opera e dice:”Vedi? Quelle undici isole prima erano sempre passate inosservate, oggi, con quell’anello rosa attorno le notano tutti. Prima erano “scontate” alla vista del mondo, nessuno le “vedeva” anche se le vedeva con gli occhi. Il carisma delle opere di Christo sta proprio in questo; far aprire gli occhi ammirando qualcosa che prima non c’era e adesso c’è in maniera diversa, colorata e nel caso dei “Floating Piers” anche fruibile. I pontili di Christo sul lago d’Iseo sono una trovata geniale e come tutti i geni anche lui non viene  capito. Anche Sgarbi critica christo definendo i “Floating Piers” “Una passeggiata verso il nulla”, e con tutto il rispetto che ho per lui e la sua conoscenza posso affermare che anche lui si sbaglia di grosso. Cosa si aspettava? Che Christo studiasse i suoi pontili in modo da portare i visitatori a vedere le bellezze storico artistiche del Lago d’Iseo? Non è chiedere un po troppo a uno che sta attirando più visitatori in pochi giorni di apertura (i pontili sono accessibili fino al 3 luglio) che negli ultimi 40 anni?  Philippe d’Averio si spinge oltre.  e sbaglia dicendo che “Questa non è arte perchè non è riproducibile. Un’opera di Bach posso riascoltarla una dieci cento volte, questa baracconata dura solo pochi giorni e verrà rimossa” Certo che non me l’aspettavo da uno bravo come lui. Definire l’Arte? Chi può farlo? Non è forse l’Arte espressione dell’anima e dell’animo dell’uomo. Chi è D’Averio per dire che questa o quella non è arte?  Forse farebbe meglio ad accantonare i suoi libri accademici, togliersi scarpe e calzini e tuffarsi nell’ esperienza fanciullesca di una passeggiata  sui “Floating Piers” di Christo, e se proprio gli fanno così schifo può sempre andare a farsi una passeggiata in riva al mare. L’importante è che trovi quel fanciullo dentro di se che ha lasciato il posto all’uomo studiato (tanto di cappello) ma che non sa più meravigliarsi di fronte a cose diversamente semplici.

Quando l’opera di Christo tanto criticata verrà smantellata , lascerà un vuoto. Non nel ricordo di quelle migliaia di persone che hanno percorso quei tre chilometri d’ arancio. Ritorneranno in quel luogo, ora non più sconosciuto, la dove “Christo quella volta… ”

E’ qui che sta il bello e tutta la filosofia della sua opera. Qualcosa che oggi c’è ma domani non ci sarà più, nel segno effimero dell’Arte convissuta, toccata con mano (e con piedi) in questo caso, che però dura il momento di un sogno, il volo di una farfalla , una bolla di sapone colorata d’arancio che è bello guardare fin che dura. Quello che durerà però sarà l’effetto sul turismo della zona. Christo ha puntato il suo dito sul Lago d’Iseo. Ha fatto tutto da solo. La cosa più bella è che in tutto il percorso che ho fatto il giorno dell’inaugurazione è che non ho visto nessuna pubblicità. E’ bello anche questo no?

 

 

 

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