Disabilità e lavoro. Tutto da rifare!


Probabilmente arriveremo a sbarcare su Marte molto prima di aver organizzato il sistema di assunzione dei lavoratori disabili in Italia e (per quello che mi riguarda visto che ci abito) in Veneto. Da tre anni sono iscritto alle liste di collocamento obbligatorio e ad oggi non ho ricevuto ancora nessuna proposta di lavoro. Ho deciso di perseguire questa strada visto che in effetti la mia disabilità è dell’ OTTANTA percento. Soffro di una semiparesi agli arti inferiore e superiore sinistro. Non voglio nemmeno ripercorrere VIRTUALMENTE il calvario BUROCRATICO a cui viene sottoposta una persona con disabilità per iscriversi, espletare tutte le pratiche del caso, le visite, le controvisite, l’iscrizione all’ufficio provinciale, a quello di collocamento del territorio, e poi avanti con altre visite perchè durante la prima visita di accertamento una commissione di rimbambiti (sei persone che ti osservano e devono valutare la tua disabilità) non si sono accorti che zoppicavo e che PROBABILMENTE avevo un problema ANCHE all’arto inferiore.

E allora torna a correre , cosa deve fare  un povero disgraziato deve evadere per essere ammesso in questo olimpo di merda che niente ti regala se non una frustrazione dietro l’altra?. Si vergognino le istituzioni, si vergognino i politici, si vergognino i nostri governanti che prendono pensioni dorate mentre coloro che ne hanno veramente bisogno si trovano ogni giorno a lottare con una realtà che in teoria ti dice:” Sei disabile? Non preoccuparti, hai diritto ad un posto di lavoro, vedrai, ti sarà trovato” Mentre in pratica sei lasciato a te stesso e chi dovrebbe aiutarti si gira dall’altra parte probabilmente pensando :”Che si arrangi, chi se ne frega”

 METTIAMO I DISABILI NEI PUBBLICI UFFICI SENZA CONCORSI

Credo che una delle soluzioni più rapide ed efficaci sia quella di impiegare i disabili di una certa gravità nei pubblici uffici,sai, quegli uffici (senza nominarli) dove la gente non fa una mazza dal mattino alla sera ma viene pagata lo stesso. Devo fare un elenco?  Basta andare in un ufficio provinciale, regionale, statale e ne troverete a dozzine, come i funghi in stagione, sono dozzine di persone in un ufficio che non fanno una minchia, e allora perchè non occupare chi non ha la possibilità di aiutarsi? Partiamo dai disabili che hanno il 100% e scendiamo giù fino a quelli meno gravi, magari ci accorgeremo che potrebbero diventare delle RISORSE e che anche se sembrano incapaci potrebbero dae una mano in uffici dove si sa dal tempo dei dinosauri che non si fa un cazzo.

Ieri mi è stato fatto vedere l’annuncio di una legge che prevede l’impiego delle persone disabili (obbligatorio ) nelle ditte  che hanno da 15 a 35 persone. Sembra che dovranno pagare 135 Euro al giorno se non assumeranno un disabile e non saranno in ottemperanza di questa nuova legge. Credete che funzionerà? io dico di no. Si troveranno modi ed escamotages per aggirare la legge e questo ancora una volta andrà a scapito di coloro che hanno più bisogno di lavorare e magari non possono nemmeno cercarselo un lavoro perché sono bloccati da  una disabilità grave.

 CHI SI PRENDERA L’IMPEGNO ?

Mi sembra che il più disabile di tutti quì sia lo Stato e coloro che sono chiamati ad amministrare la cosa pubblica. Tra qualche giorno andremo a votare. Avete sentito UNO, dico UNO SOLO dei partiti in gioco spendere una sola parola per i DISABILI? Forse me lo sono perso, ma mi sembra che le emergenze siano altre.

Se pensate che il mio sia solo uno sfogo arrabbiato,provate voi, amministratori pubblici e politici in cerca di sedie e poltrone a “VESTIRVI” da disabile in questo “CARNEVALE BUROCRATICO” e ad andare e seguire il CALVARIO per l’iscrizione, la visita, la domanda (magari respinta come è successo a me) di una pensione, poi mi direte cosa ne pensate. NON succederà,lo so. Per voi, che magari avete due o tre lavori diversi e in più ricoprite un ruolo istituzionale queste sono cose che non vi sfiorano nemmeno. Almeno siate coerenti e non fate le foto ipocrite vicino ai portatori di handicap quando ne avete bisogno per attirare voti. Perchè magari i disabili non avranno un lavoro ma la possibilità di scegliervi con il proprio voto quella si.

 NON SIAMO TUTTI ALEX ZANARDI

In un Paese civile queste cose non si dovrebbero ne dire ne scrivere. Chi ha la possibilità di intervenire a modificare leggi che non funzionano dovrebbe farlo o cambiare mestiere.Purtroppo ormai da decenni la politica non si fa più per il bene comune, è solo un’altro modo per arricchirsi e per fare i propri interessi. Aspetterò che l’Uomo sbarchi su MARTE. Forse allora qualcuno si sarà dato da fare per cambiare le cose, almeno per coloro che sono considerati al limite della società, una società che fa di tutto per NON aiutarli

Ila, 18 anni mi ha insegnato a combattere. Oggi se ne è andata lasciando un vuoto nel mio cuore


 
Cara Ila,
Oggi mi hanno chiamato dicendomi che “Sei andata in cielo..” Sono contento di essere riuscito a farti questa ultima foto, tre giorni fa. Te ne sei andata alla venerabile età di diciotto anni e non tutti i tuoi amici possono dire di aver avuto la stessa fortuna. Non eri il “mio” cane, eri il cane di amici, ma anche questo non corrisponde al vero. Eri il cane di tutti. Vivevi fin da piccola in un piccolo paradiso terrestre ed eri circondata dall’affetto e dalle cure di chi ti aveva adottata ancora cucciola. Eri diventata la “mamma” di tutti i gatti che sono passati per la fattoria. Anche loro ti percepivano come una di loro, perchè avevi un cuore grande, eri docile e buona e come tutti i cani ci hai insegnato che l’amore ha diversi modi per esprimersi e che voi, angeli con la coda sapete amare ed insegnarci delle lezioni di vita che noi umani abbiamo dimenticato da troppo tempo. Quattro giorni fa, ti osservavo mentre riuscivi a malapena ad alzarti sulle game posteriori che ti avevano lasciato. Non volevi essere aiutata e con forza e tenacia riuscivi ad alzarti, a fare tre, quattro passi. E così facendo mi hai fatto capire che nella vita dobbiamo trovare sempre la forza di poterci rialzare con le nostre forze, anche se fossero le ultime. Avevo intuito che non ti avrei più rivista, ti ho coccolata, ti ho dato dei bocconcini prelibati, ti ho accarezzata, consapevole che anche tu non potevi rimanere con noi per sempre. Adesso riposi sotto un grande pino, da dove godi un panorama bellissimo. Mi hanno detto che non hai sofferto nel passaggio dal sonno alla morte dolce. Questo mi conforta. Sono convinto che avrai insegnato tante cose a tutti quelli che ti hanno conosciuto. Il cane è il diretto discendente del lupo e i Nativi Americani (maestri di vita e saggezza) considerano il Lupo “maestro di vita” “insegnante”.
CIao Ila. Ti ho voluto un sacco di bene anche se non eri il “mio” cane. Sei stata e sarai il cane di tutti. #ILa #Dogs #Angeliconlacoda #cani #angeliaquattrozampe #love #teachers

Ila, il cane che mi ha insegnato a tenere duro fino alla fine, senza arrendersi


Cara Ila,

Oggi mi hanno chiamato dicendomi che “Sei andata in cielo..” Sono contento di essere riuscito a farti questa ultima foto, tre giorni fa. Te ne sei andata alla venerabile età di diciotto anni e non tutti i tuoi amici possono dire di aver avuto la stessa fortuna. Non eri il “mio” cane, eri il cane di amici, ma anche questo non corrisponde al vero. Eri il cane di tutti. Vivevi fin da piccola in un piccolo paradiso terrestre ed eri circondata dall’affetto e dalle cure di chi ti aveva adottata ancora cucciola. Eri diventata la “mamma” di tutti i gatti che sono passati per la fattoria. Anche loro ti percepivano come una di loro, perchè avevi un cuore grande, eri docile e buona e come tutti i cani ci hai insegnato che l’amore ha diversi modi per esprimersi e che voi, angeli con la coda sapete amare ed insegnarci delle lezioni di vita che noi umani abbiamo dimenticato da troppo tempo. Quattro giorni fa, ti osservavo mentre riuscivi a malapena ad alzarti sulle game posteriori che ti avevano lasciato. Non volevi essere aiutata e con forza e tenacia riuscivi ad alzarti, a fare tre, quattro passi. E così facendo mi hai fatto capire che nella vita dobbiamo trovare sempre la forza di poterci rialzare con le nostre forze, anche se fossero le ultime. Avevo intuito che non ti avrei più rivista, ti ho coccolata, ti ho dato dei bocconcini prelibati, ti ho accarezzata, consapevole che anche tu non potevi rimanere con noi per sempre. Adesso riposi sotto un grande pino, da dove godi un panorama bellissimo. Mi hanno detto che non hai sofferto nel passaggio dal sonno alla morte dolce. Questo mi conforta. Sono convinto che avrai insegnato tante cose a tutti quelli che ti hanno conosciuto. Il cane è il diretto discendente del lupo e i Nativi Americani (maestri di vita e saggezza) considerano il Lupo “maestro di vita” “insegnante”.

CIao Ila. Ti ho voluto un sacco di bene anche se non eri il “mio” cane. Sei stata e sarai il cane di tutti. #ILa #Dogs #Angeliconlacoda #cani #angeliaquattrozampe #love #teachers

La morte ci insegna a vivere


Riflessioni sulla Morte che ci portano a vivere meglio

     Orologio del Duomo di Conegliano “Tutte feriscono, l’ultima Uccide”

Sorella morte

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali,
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male. 
(dal Cantico delle creature di S. Francesco)

DUE VITE E DUE MORTI MOLTO “DIVERSE”

Ieri, uscendo dal cimitero dopo il funerale di Mauro Soler, 55 anni

Leggi qui il post a riguardo ho visto l’epigrafe di un vecchio amico di famiglia, Antonio Tommasella Leggi qui il post a riguardo, 93 anni, due persone che conoscevo e che sembrano essere l’una il polo nord ed il polo sud dell’altra.

Impossibile paragonare le due vite, tanto erano diverse. Mauro aveva scelto un percorso non facile, doloroso per certi versi e ha lasciato la vita in un momento in cui normalmente si tirano un po’ i remi in barca e comincia (o dovrebbe perlomeno) in qualche senso la tranquillità in vista della vecchiaia.

Antonio, persona integra, di fede granitica,uomo buono e giusto che io amo paragonare ad un “Vecchio Patriarca Biblico” è arrivato alla soglia dei 93 anni e si è spento in silenzio,in punta dei piedi, dopo aver dedicato la sua intera vita all’amore per la moglie Anna Maria, ai figli e ai numerosi nipoti.

Antonio, una quercia che molte volte si è piegata alle tempeste della vita ma non si è mai spezzata, Antonio che ha trasmesso i valori di una vita Cristiana coniugata con il lavoro dei campi, com’era in uso agli inizi del ‘900, dove la fede ed il lavoro di contadino erano all’unisono e scandivano i giorni, i mesi, le stagioni, gli anni. Antonio, uomo semplice, buono, esempio per molti che ho sempre apprezzato e stimato dal profondo del mio cuore.

Mio padre  lo aveva voluto come suo testimone di nozze, e quando andavamo a trovarlo nella sua fattoria di campagna ero poco più di un bambino (anni Sessanta). Mi divertiva andare da “Tony”, lì c’erano le mucche, i vitellini, le galline,i conigli, i maiali. Oggi le chiamano “fattorie didattiche”, allora erano semplicemente le aie delle fattorie permeate dal buon profumo della stalla e dal fieno appena tagliato, ancora oggi due tra i miei profumi preferiti (il terzo è quello della pioggia che bagna l’asfalto caldo d’estate).

 SIAMO NOI A SCEGLIERE COME VIVERE

Mauro ha vissuto una vita “spericolata, di quelle fatte così”. Inutile andare a cercare le ragioni, inutile puntare il dito sperando di sdoganare i propri difetti e i propri peccati trovando in quelli degli altri peccati e difetti più grandi, sentendoci più bravi, più uomini perché abbiamo fatto un percorso migliore del suo. Ergersi a giudici delle altrui vite è uno “sport” molto diffuso in questa società diventata egoista e a volte troppo crudele. Mauro era buono, rispettoso, gentile. Era l’amico di tutti.

Quando sono uscito dal cimitero e ho visto l’epigrafe di Antonio ho riflettuto su questa “coincidenza”. Quello che ci accomuna come esseri umani, a prescindere da come decidiamo di vivere il nostro cammino terreno è la certezza della morte.

UN ARGOMENTO DI CUI SI PARLA POCO VOLENTIERI

Si parla poco volentieri di questo che è l’unico fatto certo della nostra vita. Prima o dopo toccherà a me, a te, a lui, a lei a tutti. Moriranno i Santi, i Papi, le brave persone, i politici (grazie a Dio moriranno anche loro), i ladri, gli assassini, le persone malvagie. Chi ha speso la sua vita per gli altri, i poveri, i ricchi (che lasceranno tutto agli altri) i lavoratori indefessi e i fannulloni, gli artisti e i pragmatici.le persone che non ridono mai ed i clowns. Due sono i giorni di cui non possiamo controllare la data: Il giorno della nostra nascita e quello della nostra morte. Non c’è tesoro al mondo che possa prolungare di un solo giorno la data in cui faremo il “check out”, il giorno in cui ci verrà chiesto di scendere dal treno della vita,quello stesso treno in cui siamo saliti senza saperlo e senza memoria il giorno in cui siamo venuti al mondo.

VIVERE MEGLIO RIFLETTENDO SULLAMORTE

Se riflettessimo di più sulla morte per assurdo vivremmo meglio. Invece no, quando si parla della morte siamo più propensi a cambiare discorso, per esorcizzarla, per cercare in qualche modo di allontanare quel fatidico giorno, quasi non ci appartenesse,quasi fossimo indenni. Pensando alla morte crediamo a tante cose, ma l’unica verità è che siamo appesi ad un filo sottilissimo. Questo dovrebbe (ma non succede) farci amare ed apprezzare la vita e tutte le cose (spesso le più semplici) che abbiamo, di cui non ci rendiamo conto. I soliti stereotipi “Basta la salute” ne racchiude molte. Provate a fare un giro per gli ospedali o più semplicemente prendere un’influenza, ci accorgiamo subito che sì,  tutto sommato quando siamo sani è più bello, possiamo fare tante cose. Abbiamo un lavoro? Provate a perderlo e non maledirete mai più i lunedì o i giorni festivi in cui dovete lavorare. Abbiamo degli affetti? Delle persone che amiamo e che ci amano? Questa è una delle più grandi ricchezze, eppure a volte si litiga, ci si offende, ci separiamo, creiamo delle insofferenze inutili dentro al nostro cuore perché pensiamo di essere immortali. Nessuno ovviamente lo è, ma molti giovani quando si mettono al volante non pensano che dietro la prossima curva può nascondersi la morte, specie quando guidano in preda all’alcool, alle droghe, e alla moderna maniera di fare incidenti mortali, l’uso dei cellulari alla guida. Prima di concludere questa riflessione che oggi non sono riuscito a contenere nella tastiera del mio PC, vorrei condividere la riflessione dello stesso poeta che ho citato ieri in occasione del post sull’amicizia che ho dedicato a Mauro, Kahlil Gibran, autore de Il Profeta un libro che consiglio caldamente a tutti per la sua grande saggezza. E’ sottile e si può leggere anche saltando da una parte all’altra, in quanto contiene dei piccoli capitoli che parlano delle cose della vita che ci accomunano.

Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.
Kahlil Gibran

Ciao Mauro, gli amici ti salutano oggi!


L’ultimo saluto a Mauro oggi. L’inno all’amicizia

Ci saranno tutti gli amici , oltre che ai famigliari oggi per l’ultimo saluto a Mauro. Lo voglio salutare con una poesia di un grande poeta Kahil Gibran, autore di un meraviglioso libro “Il Profeta”. Un inno all’amicizia perché Mauro era l’amico di tutti.Nella foto Mauro è insieme al suo grande amico Moreno, anche lui scomparso in giovane età. Mi piace pensarli insieme, ovunque si trovino, a ridere e scherzare come un tempo.
Mauro e Moreno in una foto degli anni 80

Di Kahil Gilbran – Dal libro “Il Profeta” – L’amicizia-

Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa
nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.


Quando vi separate dall’amico non rattristatevi:


La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito.
Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero
non è amore,
ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

Addio Grande Mauro. Ti sia lieve la terra!


 

 

Chissà se i giornali locali ti dedicheranno un articolo domani. Forse si, forse no. Nella tua breve ma intensa vita non sei stato  sindaco, né assessore né consigliere comunale. Non eri iscritto a nessun gruppo. Te lo scrivo io un articolo caro Mauro, dedicato con tutto il cuore a te che sei stato una persona semplice, che ha vissuto una vita semplice, piena di alti e bassi, di controversie, di battaglie combattute, vinte e perdute. Eri gentile e rispettoso degli altri. Forse sapevi che la vita ti stava scorrendo veloce tra le dita, ma avevi scelto tu come viverla, alla tua maniera, senza rompere le balle a nessuno. Al bar del Maxi oggi il clima è triste, quasi avessero tolto una delle colonne portanti. Quando scendevo dall’auto eri il primo a salutarmi. A volte mi fermavo a scambiare due chiacchere. Eri sempre di buon umore e sembrerà strano a tutti non vederti seduto con la sigaretta in mano a fare l’ennesima partita a scopa con gli amici. Tutti sapevano che non stavi bene, ma nessuno si aspettava che facessi un “check out” così veloce dall'”albergo della vita”.  Gli amici del bar hanno messo una cassetta di cartone dove vengono raccolte le offerte per regalarti domani, giorno dell’ultimo saluto un mazzo di fiori, per dirti che ti volevano e ti vogliono tutti  bene, che mancherai quando ci sarà la nuova partita a scopa, che mancherai ai tuoi figli, ai fratelli e alle sorelle, ai cugini, e alla tua mamma che con il cuore gonfio di dolore ti piange oggi, assieme a tutti quelli che hanno avuto l’onore ed il privilegio di conoscerti. Se i giornali non ti dedicheranno l’articolo che meriti, non importa. Molto spesso le persone più valide e meritevoli passano inosservate, solo perché la loro vita non ha visto i riflettori riservati spesso a chi si veste solo in apparenza con il vestito della “piece teatrale” che la vita richiede loro. C’è tanta ipocrisia, tanta falsità nel mondo d’oggi, e spesso sono coloro che dovrebbero dare l’esempio a cadere nella banalità di una vita spesa nell’egoismo e nel menefreghismo. Non è il caso tuo Mauro; con i tuoi limiti, le tue paure, la tua vita vissuta in salita ci hai insegnato che si può essere generosi, rispettosi, gentili e generosi,mostrando la nostra vera faccia, la nostra natura umana senza maschere ed ipocrisie. Sono sicuro che dal posto in cui sei ora ci stai osservando e magari ci aiuterai a farci passare il magone, perché tu eri così: semplice, rispettoso e generoso.amauro.JPG

Gli errori di Salvini e le ingiustizie in provincia di Treviso che gli elettori non perdoneranno


FEB
1

Gli errori di Salvini. Le ingiustizie e le mancate candidature che non fanno bene alla Lega

Caro Matteo Salvini,

Sono convinto che non si può lasciare in mano alla sinistra e alla cricca di Renzi che in cinque anni ha fatto più danni in Italia di tutti i terremoti, le alluvioni ed i disastri naturali degli ultimi cinquant’anni. Non vedo l’ora di vedere un cambiamento di rotta soprattutto per quel che riguarda l’immigrazione selvaggia e la sicurezza. Basta. La gente è stanca e vuole delle regole ben precise sia per l’immigrazione che per la giustizia che dimostra di essere sempre più ingiusta verso quei cittadini che si difendono, arrivando a paradossi inimmaginabili come quello di risarcire un ladro che venga ferito o ucciso durante una rapina in casa. Leggi che gettano la popolazione nello sgomento e ritornano un senso totale di impotenza e di incapacità a fronteggiare un fenomeno in crescita che relega il cittadino ad un ruolo di spettatore incapace a difendere i propri cari e la propria libertà.L’abolizione della legge Fornero è più che un’esigenza ormai e la flat tax (che funziona benissimo in Paesi meglio organizzati del nostro come il Canada) è una condizione necessaria per poter dare ossigeno alle piccole e grandi imprese, nonché la speranza ai nostri giovani di poter fare impresa senza essere soffocati da tasse e gabelli che hanno il sentore e richiamano la saga di Robin Hood,dove lo sceriffo di Nottingham pretendendo l’impossibile dai cittadini ha firmato la sua condanna a morte. Credo che tutto questo si possa fare solamente con una sterzata a destra, oggi più che mai.

BERLUSCONI E MELONI

Lo sappiamo bene e lo abbiamo sentito tante volte. Il centro destra unito vince. E’ vero. Tuttavia le scelte di allearsi con Berlusconi e Meloni lasciano tanto amaro in bocca. E’ palese che questo “triumvirato” anche se verrà eletto non potrà durare a lungo. Sembra che ci siano più controversie che intese e sinceramente, se Berlusconi può andare bene a te, a moltissima gente della Lega non piace. E’ come andare a recuperare un vecchio vestito messo sotto naftalina perché bisogna far bella figura e non si hanno i soldi per comprarne uno di nuovo. Per la Meloni non sprecherò nemmeno una parola. Certo che uniti si vince, se è vero che la Lega si attesta tra il 15 e il 18 percento, da soli non si potrebbe certo governare. Permettimi però di suggerire che se la Lega avesse partecipato da sola a queste elezioni, ci sarebbe stato più onore nel vedere che gli altri partiti avrebbero dovuto bussare alla tua porta e chiedere, invece che domandare. Nel nome di una vittoria quasi sicura della destra è stato meglio così? Non lo so, vedremo dopo le votazioni cosa succederà; personalmente credo che il matrimonio con questi due non vedrebbe il famoso “panettone” del prossimo Natale.

 BOSSI E LA PROVINCIA DI TREVISO

                                     Bossi in Piazza Europa a Codognè. Erano altri tempi.
Di Bossi ho un bel ricordo quando venne per ben tre volte a Codognè per appoggiare il paese in rivolta per l’arrivo di una signora della mafia napoletana, che fu poi cacciata dando il “la” alla scrittura di una legge che di fatto avrebbe impedito il ricollocamento di gente come lei in altre regioni.

                       La mobilitazione per allontanare da Codognè Anna Mazza

Gli riconosco anche il merito di essere stato uno dei padri fondatori e l’anima della Lega Nord per molti anni. Purtroppo però, se la Lega è caduta dal 22 per cento all’8 per cento dopo i fatti che tutti conosciamo e che hanno visto suo figlio “Il Trota” e la famiglia coinvolta in scandali, la colpa è stata anche  sua e ora a distanza di anni non puoi proporre un “dinosauro politico” in odore di operazioni poco chiare. La gente a volte è smemorata, ma quando vuole si ricorda bene di chi dava del “ladrone” agli altri per poi trovarsi indagato a sua volta. Con il tuo arrivo, caro Matteo, la Lega ha risollevato la testa, dall’8 per cento è tornata al 15, forse al 18. Credo però che pagheremo qualche punto percentuale anche a causa delle scelte che sono state fatte in provincia di Treviso. Non voglio certo fare nomi, e anche se  conosco e ammiro le persone che sono state scelte, obiettivamente anche quì ci sono state delle ingiustizie verso coloro che hanno per lunghi anni dato l’anima e si sono dati da fare per il territorio per vedersi poi esclusi dalla lista dei papabili. Oggi ho sentito due amici mentre bevevo il caffè al bar che si sentono disgustati e amareggiati per tutto quello che ho scritto fin qua, e non dico altro perché ormai le scelte sono state fatte e non si può tornare indietro.
Mi unisco al coro delle persone che ho sentito, e anch’io mi dichiaro amareggiato e deluso dalle scelte della Lega sia a livello nazionale (Berlusconi Meloni Bossi) che per le esclusioni troppo affrettate di chi avrebbe meritato un pizzico di considerazione in più visti i risultati portati a casa in lughi anni di battaglie  a difesa di un territorio che altrimenti sarebbe caduto facilmente in ostaggio ad una sinistra che tutti disprezziamo per aver buttato il Paese alle ortiche.

Claudia Manzo e la sua fotografia 4.0


Claudia Manzo e la sua fotografia 4.0 in una mostra a Venezia.

QUESTA SERA Claudia Manzo inaugura la sua prima mostra a VENEZIA. Un appuntamento da non mancare assolutamente! (DETTAGLI A PIE’ PAGINA)
Ho conosciuto da vicino Claudia Manzo qualche giorno fa. Capita spesso di questi tempi di conoscere qualcuno su Facebook o su altri social prima di averli conosciuti di persona. E’ stato un piacere per me vederla all’opera ma soprattutto capire il senso della sua innovativa maniera di fotografare. Guardando le sue foto (4.0 come lei stessa le definisce) la prima volta sono rimasto un pò confuso. Le immagini si accavallano come dei marosi in un mare in burrasca ed è a volte difficile distinguere un soggetto dall’altro. Ricordo che in uno dei suoi post il mio commento fu che le sue foto mi “facevano girare la testa”. Missione compiuta avrebbe sicuramente detto Claudia. Lo scopo delle sue foto “sovrapposte” come se il rullino si fosse incantato d’improvviso, è proprio quello di far girare la testa, di far comprendere a chi le guarda che il mondo in cui viviamo non è più lo stesso di dieci o vent’anni fa dove riuscivamo a focalizzare la nostra attenzione su un solo soggetto o una semplice immagine. Oggi, nel mondo del 4.0 siamo presi da dieci, cento, mille cose in un solo momento, le immagini , come i suoni e le sensazioni si sovrappongono in un waltzer di emozioni che rende il lavoro di Claudia Manzo unico e irripetibile. La sua sensibilità è essenziale nella scelta di come e di quali immagini scegliere in questo “nuovo modo di concepire la fotografia”. In un mondo confuso dove chiunque si trasforma in un fotoreporter grazie ai telefonini di ultima generazione, lo sforzo della fotografa è quasi un urlo disperato di un lupo solitario nella prateria, un messaggio a coloro che pensano che a fare una bella foto non sia poi così difficile. Questo modo deleterio di pensare, dove si vorrebbe con un colpo di spugna cancellare la preparazione e l’impegno di chi ha fatto e fa della fotografia il proprio “mestiere” e modus vivendi per accostare a chi crede di essere il nuovo Ansel Adams solo perché il cellulare scatta le foto per lui, è frantumato dall’impegno di Claudia, che ricercando nuovi orizzonti ha saputo con le sue foto dare un senso e un nuovo stimolo a se stessa e a tutti coloro che alla fotografia hanno dedicato e dedicano la loro vita di ogni giorno. #VenetoMeraviglioso #FotografiaNuova #Photography #Creativity #Input
L'immagine può contenere: sMS
Claudia ManzoamanzoFoto di Claudia Manzo (dal suo profilo FACEBOOK)

Francesco Fregonese l’ultimo dei menestrelli è volato in paradiso


E’ mancato FRANCESCO FREGONESE Maestro del legno e ultimo dei Menestrelli





E’ mancato ieri all’affetto dei suoi cari Francesco Fregonese, “Cantastorie dell’Alto Livenza” Con lui, oltre che al papà, al marito, al nonno,se ne va un pezzo della nostra storia. Francesco, oltre che ad essere un bravissimo artigiano del legno, era l’ultimo dei CANTASTORIE. I locali più rinomati dei comuni dell’Alto  Livenza, a partire da Mansuè dove risiedeva con la moglie Paola, se lo contendevano per il suo modo allegro e unico di raccontare certe storielle in dialetto Veneto, oltre che alle barzellette. Un “mestiere” che era un hobby scaturito dalla passione di questo simpatico personaggio ad intrattenere e a portare il sorriso ovunque arrivasse. Con lui si chiude un capitolo della nostra Storia Veneta. I CANTASTORIE non esistono più ed hanno lasciato il posto a cabaret e a show televisivi, a spettacoli che nulla hanno dell’originalità e del pathos con cui personaggi come Francesco sapevano raccontare le loro storie coinvolgendo direttamente il pubblico che affollava le sale dei locali dove si esibivano. Grazie ad Annalisa Fregonese, amata figlia di Francesco e insostituibile  corrispondente del  +Gazzettino  di Treviso da molti anni, sono riuscito ad intervistarlo e a inserirlo a pieno merito nel mio ultimo libro. Nel video quì sotto Francesco racconta una delle sue storielle preferite, “El Sanser”. Il modo e l’allegria con la quale recita la storia e descrive un personaggio del passato, ci fa capire che abbiamo peso un tassello della nostra tradizione e del nostro modo originale di essere Veneti che non sarà però dimenticato. Grazie Francesco, per la tua allegria e per quello che hai insegnato a quelli che hanno avuto la fortuna ed il privilegio di incontrarti. Un abbraccio alla moglie Paola e alla figlia Annalisa.



Dal libro “Cuore Veneto, interviste e racconti della nostra gente”

FRANCESCO FREGONESE
Maestro del legno e ultimo dei Menestrelli

Francesco in questo video racconta la storiella del “Sanser” il mediatore che nei mercati del bestiame faceva da tramite nella compravendita.

Francesco mi accoglie con quel suo radioso e sereno sorriso nella
cucina dove mi ha accompagnato dal cortile la sua amata moglie
Paola. C’è un buon profumo di polenta abbrustolita che mi ricorda
l’infanzia, quando la polenta era buona anche a colazione nel latte,
(i nostri cornflakes ). Sapevo già che Francesco era un bravissimo
artigiano del legno. Avevo avuto modo di ammirare le sue opere
lignee come regali di compleanno per il suo nipotino Gregorio,

FRANCESCO E PAOLA

Scale a pioli , pialle, martelli, scope ceste, velieri. Ce n’è per tutti i
gusti. Tutto fatto a mano, con pazienza certosina e maestria.

“Dove ha imparato l’arte?” Chiedo a Francesco seduto davanti a
me mentre registro l’intervista. “Mi ha insegnato mio padre.

Eravamo undici tra fratelli e sorelle.

Tutti avevamo una certa predisposizione alla manualità, e nostro
padre ci ha insegnato i trucchi del mestiere.” Guardo e fotografo
gli oggetti di legno che la signora Paola ha disposto con cura sul
tavolo. Sembrano usciti dalla bottega di Mastro Geppetto tanta è la
dovizia di particolari.

Un piacere poter constatare ancora una volta dove porta la
creatività. Non finisco mai di stupirmi di fronte alla maestria con
la quale certe persone come Francesco riescono a realizzare delle
vere e proprie opere d’arte e farle passare per normalità
quotidiane.

Giu’ le Mani dal PANEVIN


JAN
5

Giu’ le mani dal PANEVIN

Ritorna come ogni anno, il cinque di gennaio la tradizione millenaria del PANEVIN, e con il fuoco che si accende si accendono le polemiche legate all’uso di questa tradizione che fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione Veneta dalla notte dei tempi. Le congetture burocratiche che vorrebbero cancellato questo simbolo della tradizione Cristiano- Contadina devono essere fermate. Sembra che con tutti i problemi che soffre l’Italia in questo momento, l’unica cosa a dare fastidio e a creare problemi di inquinamento sia il PANEVIN, che dura poche ore e un giorno all’anno, mentre magari si lascia che nella TERRA DEI FUOCHI vadano a fuoco anno dopo anno migliaia di rifiuti tossici e nocivi alla salute. Smettiamola di prendere di mira  questi simboli che ci sono cari come il Presepe ed il Crocifisso. Ci tassate, ci tartassate, e ci fate riempire moduli per qualsiasi stupidaggine burocratica e adesso magari volete le carte bollate anche per accendere il PANEVIN? Volete che sia alto così, largo colà e che non superi la soglia di questo o quel decreto? Preoccupatevi dei veri problemi che assillano il paese e giu’ le mani dalle nostre tradizioni. Se volete fare arrabbiare  un Veneto che è già stufo di vessazioni  e imposizioni centraliste fatevi sotto. Non rinunceremo ad una tradizione così ben radicata. GIU’ LE MANI DAL PANEVIN

Wonder- Un film meraviglioso che spiega la diversità con il coraggio e l’amore.


Mi sono rivisto in questo film. Come il protagonista, un bambino di dieci anni che per la prima volta deve affrontare l’arena spietata della scuola. Spietata per gli sguardi, per i sorrisi, per le smorfie schifate di coloro che guardano il suo volto deturpato dalle plastiche facciali che non sono riuscite a dargli un aspetto “normale”. Mi sono rivisto, quando anch’io per lunghissimi anni (soprattutto quelli della scuola elementare e media) ho dovuto affrontare sguardi indiscreti che cercavano di capire guardandomi, cosa fosse capitato al mio fisico diverso. Certo non potevo girare con un cartello che spiegasse la mia disabilità dovuta ad un parto difficile, o con una t-shirt con su scritto “non guardatemi come se fossi un fenomeno da baraccone”.  Ho mandato giù rospi, ho sofferto in silenzio la mia diversità, ho cercato di nasconderla, di non pensarci, di capire che tutto sommato non era così importante essere normali. Solo a ventitré anni, emigrando in America sono riuscito a sconfiggere il complesso di inferiorità che mi affliggeva. L’ho fatto perché in un mondo così eterogeneo tutti si sentono diversi e i diversi non sentono il peso degli sguardi delle persone normali. Il film “Wonder” racconta molto bene la storia di questo bambino e fa capire alla gente che crede di essere normale solo perché non ci sono segni esterni, come comportarsi, come correlarsi a coloro che devono portare il quotidiano giogo di un handicap fisico, di una diversità che non si può nascondere né  cancellare. Il film racconta come si sente il bambino, come i suoi famigliari vivono con sofferenza la sua diversita’. Non e’ facile per un genitore dare delle risposte ai perche’ di un figlio che stenta a capire l’atteggiamento a volte ignorante, altre malvagio o superficiale. La risposta arriva dallo stesso bambino, la cui capa ita’ di amare e’ molto piu’ radicata che nei suoi coetanei che fermandosi all’esteriorita’ non riescono a valutare il potenziale, la ricchezza interiore e l’acuta intelligenza del “mostro”. Il film ci commuove e ci fa riflettere cercando di spazzare via gli stereotipi invitandoci a guardare dentro alle persone con occhio diverso, con piu’ amore. E’ questo che la persona diversa o disabile vuole; non il pietismo, ne i favori, non i falsi atteggiamenti compassionevoli ma la semplicita’ che deriva dalla sincerita’ di chi sa apprezzarti per quello che sei.

Searching for two soldiers (Jerusalem bus station 1991)


Cercando i due protagonisti della foto. Searching for the people in this photo.

Stazione degli autobus a #Gerusalemme 1991. Mentre fotografavo la gente che arrivava e partiva mi sono imbattuto in questa scenetta. Due militari Israeliani, un uomo e una donna che si sono trovati, abbracciati e baciati.

Non ho resistito e ho scattato questa sola foto. L’ho intitolata “the kiss”. Poteva essere intitolata in mille altri modi. Quello che salta agli occhi è il contrasto tra l’amore che i due ragazzi esprimono nel loro abbraccio e il mitra, strumento di morte, che penzola al fianco del ragazzo.
La #Terrasanta è un Paese meraviglioso che ognuno dovrebbe vedere almeno una volta nella vita. Terra di contrasti, di amore, di odio, di pace e di guerra, di verdi campagne e di aridi deserti, dove tutto è il contrario di tutto ma dove si respira un’aria antica che riporta alle origini del mondo. MIgliaia di anni di Storia si fondono con le tre religioni monoteiste più importanti del nostro Pianeta.
L’ho visitata per tre volte, due a Natale ed una a Pasqua durante i miei reportages. Una sola cosa ho capito; per noi che arriviamo da fuori è inutile ed impossibile cercare di capire i sottili equilibri e le forze che governano i rapporti tra le persone che abitano questa Terra da millenni.
Giudicare può essere facile, ma anche ad un’attenta osservazione esterna possono sfuggire dei particolari,(sempre e comunque legati ad una storia millenaria) per cui è facile puntare il dito in una o in un’altra direzione in base a poche informazioni che spesso sono filtrate a beneficio di una o dell’altra fazione.
Ho visto tante cose, tanta sofferenza, tanta povertà, tanto amore e tanto odio. Tutto questo in un Territorio che è poco più grande di una Regione Italiana. Quello che resta a chi visita questo luogo “magico” sono le sensazioni indescrivibili a parole, i sapori, gli odori, la diversità delle sue genti e l’impressione di vivere dentro ad un racconto Biblico. #IoLeggoQuesto
FOR MY ENGLISH READERS
Bus Station in Jerusalem, 1991. While I was photographing the people who were arriving and leaving I came across this scene. Two Israeli soldiers, a young man and a young woman who found each other, hugged and kissed.
I could not resist and I took this single picture. I called it “the kiss”. It could be titled in a thousand other ways. What jumps to the eye is the contrast between the love that the two young soldiers  express in their embrace and the machine gun, an instrument of death, that dangles beside the young man
The #Terrasanta is a wonderful country that everyone should see at least once in their life. Land of contrasts, love, hatred, peace and war, green countryside and arid deserts, where everything is the opposite of everything but where you breathe an ancient air that brings back to the origins of the world. Hundreds of years of history blend with the three most important monotheistic religions of our planet.
I visited it three times, two at Christmas and one at Easter during my reportages. One thing I understood; for us that we come from outside it is useless and impossible to try to understand the subtle balances and the forces that govern the relationships between the people who inhabit this Earth for millennia.
Judging can be easy, but even a careful external observation can escape details, (always linked to a thousand-year history) so it is easy to point the finger in one or another direction based on little information that often they are filtered for the benefit of one or the other faction.
I have seen so many things, so much suffering, so much poverty, so much love and so much hatred. All this in a territory that is slightly larger than an Italian region. What remains to those who visit this “magical” place are the indescribable sensations of words, tastes, smells, the diversity of its people and the impression of living within a Biblical story. #IoLeggoQuesto

Grande Guerra- Cercasi Eroi.


Grande Guerra – Alla ricerca dei nomi di quattro eroi –

UNA FOTO MERAVIGLIOSA CHE RACCONTA UNA STORIA
Nel 2014 quando ho pubblicato il libro  “Codognè Cuore Veneto” , nel raccogliere le foto dalle famiglie alle quali avevo chiesto di aprire i cassetti ed i vecchi album per trovare foto antiche, è sbucata questa bellissima fotografia (grazie alla signora Adele) che ritrae quattro soldati vestiti con la divisa assieme a quella che apparentemente è la loro mamma. Non ho mai saputo chi potessero essere questi quattro soldati che presumo essere quattro fratelli. (le foto di famiglia allora si facevano così.).
Ho scelto questa foto come una di quelle di copertina perché la considero una foto veramente unica e storica. Quante volte mi sono detto quanto bello sarebbe poter risalire all’identità di questi eroi che hanno combattuto sul Piave difendendo con la vita la nostra libertà.
IL CALENDARIO COMUNALE DEDICATO AI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA
L’occasione è arrivata qualche mese fa, e sempre con la signora Adele (che ringrazio di cuore) .
 L’appello lanciato dall’amministrazione comunale era quello di portare in biblioteca le foto inerenti alla Grande Guerra, in modo da poter fare il calendario 2018. All’appello hanno risposto in molti, e vi assicuro che il calendario 2018 sarà uno di quei calendari da collezione. La dottoressa Lisa Tommasella e la commissione culturale, hanno infatti deciso di dedicarlo alla memoria di coloro che cento anni fa (ricorre quest’anno l’anniversario della Grande Guerra che si celebra nel corso dei tre anni 1915- 1918 – 2015-2018) hanno combattuto sul Piave. Molti di loro non tornarono mai a casa e la scelta di dedicare il calendario a questi EROI  è veramente condivisibile visto che non bisogna dimenticare l’enorme sforzo compiuto da questi giovani per impedire l’invasione della nostra Patria da parte delle forze Austro-Ungariche.
Una delle foto che ha portato la signora Adele, ritrae un giovane soldato in piedi, e visto che la foto è stata reperita assieme a quella dei quattro fratelli, osservandola bene si nota la somiglianza con il soldato seduto (con la spada). La foto era stata trasformata in cartolina e spedita ad una signorina di CODOGNE‘ con in calce la firma di GIUSEPPE VIDORI.  Alcune ulteriori ricerche mi hanno confermato che tale cognome (VIDORI) è risultato essere molto diffuso nella zona di VIDOR (TV).
Faccio quindi appello a chiunque possa riconoscere in questa foto un volto famigliare. Rendere loro omaggio, facendoli conoscere , facendo sapere chi fossero, se sono sopravvissuti alla guerra che decimò i nostri soldati (600.000 caduti)  sarebbe il minimo che si possa fare per ringraziarli. Posso solo immaginare il dolore e la preoccupazione della madre nel vedere i suoi quattro figli partire per il fronte. Se qualcuno che legge questo post avesse delle informazioni inerenti a queste persone vi prego di contattarmi via email : piodalcin@gmail.com.  Ho fatto una ricerca nel sito dove vengono riportati i nomi dei caduti della Grande Guerra. Caduti della Grande Guerra      

Ho trovato solo il nome di

VIDORI BERNARDO DI DOMENICO Veneto I – (Vol XXVI) TV – VE – VI 774 13 Vidor 6 Marzo 1899 by 

potrebbe essere uno dei quattro. Ho visitato anche il cimitero di Vidor (TV) ma non ho trovato tra le tombe il nome di GIUSEPPE VIDOR. Questo mi fa pensare che, se fossero loro i quattro fratelli, solo uno grazie a Dio sarebbe morto in trincea. (Bernardo di Domenico, come riportato nella casella qui sopra estratta dal sito dei caduti-vedi link sopra-) Spero di poter svelare questo mistero che di fatto restituirebbe la gloria e l’onore che questi giovani di allora meriterebbero.

Madonna della Salute. Oggi la grande festa


Madonna della Salute prega per noi.

Ventuno novembre. Festa della Madonna della Salute. Una festa che viene da lontano. Particolarmente bella la statua della Madonna della Salute di Codognè. Si celebra la S. Messa alle 18:30 e poi, come succede ogni 5 anni la processione più “lunga”. Un modo semplice e antico per pregare e ringraziare del dono della salute. Personalmente considero la statua che vedete nella foto, la più bella e la più vicina al mio cuore. Forse sono ricordi d’infanzia, forse un affetto nato spontaneamente. Mentre passo dal capitello posto tra l’incrocio di via Mazzini e via Farmacia a Codognè, non posso fare a meno di fermarmi per un saluto e per raccomandare alla Madonna la salute dei miei cari.
La festa della Madonna della Salute è una festa religiosa istituita dalla Repubblica Veneta nel 1630 e osservata solennemente in tutto il territorio della Serenissima fino alla sua caduta. Ha luogo il 21 novembre e ancor oggi si celebra spontaneamente nella città di Venezia, a Trieste e in moltissime città e paesi dell’antica Repubblica, nell’Italia, in Istria e in Dalmazia. La Serenissima infatti, per permettere alle popolazioni distanti dalla Capitale di osservare la Festa, favorì la costruzione in tutta la Repubblica di santuari dedicati alla Madonna della Salute, che sono a tutt’oggi numerosissimi, anche in piccoli paesi, e molti di questi santuari sono ancor oggi, come a Venezia, meta di pellegrinaggi il 21 novembre. A Venezia il pellegrinaggio ha come meta la basilica di Santa Maria della Salute. Durante tutta la giornata, nella basilica, tenuta aperta senza interruzione, vengono celebrate in continuazione messe e rosari, con un afflusso continuo di fedeli. Per facilitare il pellegrinaggio, viene eretto sul Canal Grande un ponte provvisorio in legno che collega la punta della Dogana con Santa Maria del Giglio[1]. Nella città di Venezia il 21 novembre è ancor oggi giorno festivo anche agli effetti civili, grazie ad una fortuita coincidenza: il giorno del Santo Patrono di Venezia, San Marco, cade il 25 aprile, in cui la Repubblica Italiana celebra la Liberazione. In questi casi la legge consente che il Comune scelga un altro giorno per usufruire della festività patronale, e il Comune di Venezia ha scelto il giorno della Madonna della Salute. 
La ricorrenza trae origine dalla grande epidemia di peste bubbonica che colpì tutto il nord Italia tra il 1630 e il 1631. Si tratta della stessa epidemia descritta anche da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi.
Il contagio si estese a Venezia in seguito all’arrivo di alcuni ambasciatori di Mantova, città già particolarmente colpita dall’epidemia, inviati a chiedere aiuti alla Repubblica di Venezia[2]. Gli ambasciatori furono alloggiati in quarantena nell’isola di San Servolo ma nonostante questa precauzione alcune maestranze entrate in contatto con gli ospiti subirono il contagio e diffusero il morbo nell’area cittadina. L’epidemia fu particolarmente virulenta: nel giro di poche settimane l’intera città venne colpita, con pesanti perdite tra gli abitanti e ne furono vittime lo stesso doge Nicolò Contarini e il patriarca Giovanni Tiepolo.
Nel momento culminante dell’epidemia, in assenza di altre soluzioni, il governo della Repubblica organizzò una processione di preghiera alla Madonna, a cui partecipò per tre giorni e per tre notti tutta la popolazione superstite. Il 22 ottobre 1630 il doge fece voto solenne di erigere un tempio votivo particolarmente grandioso e solenne se la città fosse sopravvissuta al morbo.
Poche settimane dopo la processione, l’epidemia subì prima un brusco rallentamento per poi lentamente regredire fino a estinguersi definitivamente nel novembre 1631. Il bilancio finale fu stimato in quasi 47.000 morti nel solo territorio cittadino (oltre un quarto della popolazione) e quasi 100.000 nel territorio del Dogado. Il governo decretò allora di ripetere ogni anno, in segno di ringraziamento, la processione in onore della Madonna denominata da allora della “Salute”.
Il governo della Repubblica mantenne fede al voto, individuando nell’area della Dogana da Mar, oggetto di recenti demolizioni, la meta del pellegrinaggio nonché la sede del nuovo tempio votivo e indicendo subito il concorso per la costruzione della nuova chiesa. Il primo pellegrinaggio di ringraziamento avvenne il 28 novembre 1631, subito dopo la fine dell’epidemia.
Il concorso venne vinto da Baldassare Longhena con il suo progetto di un tempio barocco a struttura ottagonale sormontato da un’imponente cupola, ovvero l’attuale basilica di Santa Maria della Salute, che fu consacrata il 21 novembre 1687.
La ricorrenza è particolarmente sentita dalla popolazione veneziana. È tradizione, nel giorno della festa della Salute, consumare una pietanza a base di carne, la cosiddetta “castradina” (fonte:Wikipedia)

Finalmente le Colline del Prosecco sul Grande Schermo


Finché c’è Prosecco c’è speranza. Da vedere o no? Il mio modestissimo parere sul film

FINALMENTE LE COLLINE DEL PROSECCO SUL GRANDE SCHERMO
Il film è ambientato tra le colline del #Prosecco e il meraviglioso borgo di #Farrò diventa il centro di un giallo morbido e appassionante, scritto bene che si snoda con dei piacevoli colpi di scena. Nel vedere il film, noi della provincia di #Treviso ed abituali fequentatori delle nostre meravigliose colline, ci sentiamo a casa, riconosciamo Piazza dei Signori a Treviso, alcuni scorci del centro, Farrò con i filari del  +Prosecco Country 2015 , e tanti altri luoghi che ta Conegliano e Valdobbiadene abbiamo visto con piacere centinaia di volte. In una scena si vede L’osteria senza oste e tutto questo non può che riempirci di gioia. Finalmente un film che parla dei NOSTRI Colli e della NOSTRA  terra. Ci sentiamo appagati anche perché vedere questi luoghi ameni ci fa venire la voglia di andarli a visitare almeno una volta ancora, magari per rivedere o cercare di scoprire dov’è quel bellissimo piccolo cimitero che sovrasta i colli del Cartizze oppure la villa settecentesca dove si svolge gran parte del film..
LA FOTOGRAFIA. PIU’ LUCE, PIU’ LUCE!
Come dicevo sopra, molte delle scene del film ritraggono luoghi a noi familiari e consueti, piacevoli da vedere. La fotografia è ben curata ma a mio modesto parere, pecca troppo nell’uso di filtri quando la cinepresa si sofferma sulle bellissime colline del #Cartizze.
Sarebbe sicuramente stato piu’ bello vedere il cielo di quell’azzurro che lo contraddistingue, assieme al verde delle vigne invece risulta sciacquato e spiacevole all’occhio, con la dominante arancione che ha deciso di usare il regista.
 Probabilmente lo ha fatto per aggiungere un pizzico di dramma  alla storia, a scapito dei colori naturali e meravigliosi delle nostre colline.
 
 
Il film si guarda volentieri, è un giallo morbido, adatto a tutti che ti lascia in sospeso a cercare di capire chi è l’assassino, e la soluzione non è scontata come sembra. A  tratti il film sembra rallentare troppo, come nelle strette e soffocanti riprese in casa dell’ispettore (Bravissimo Battiston) .
 
A parte questi piccoli dettagli lo consiglio a tutti, specialmente ai conoscitori della zona. Passerete due ore piacevoli.
NEl CAST, da segnalare  uno strepitoso  TECO CELIO che interpreta la parte del matto del villaggio in maniera sublime. Bravissimo Battiston e bravi gli altri.
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Cortina d’Ampezzo tra le sette località sciistiche più belle del mondo (National Geographic Magazine)





Cortina d’Ampezzo inserita in una classifica delle località sciistiche più prestigiose e belle del mondo. Non può che farci un grandissimo piacere. Grazie alla prestigiosa magazine National Geographic. Tra le più lette e le più belle del mondo nell’editoria di viaggi e luoghi da visitare. +Federico Caner  credo farà piacere anche a te leggere questo articolo su +Cortina d’Ampezzo 

Cliccate quì per il contenuto dell’articolo

Vajont senza un giorno Nazionale della memoria. Vittime senza colpa e senza riscatto.


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Ricordo bene quell’anno, quel giorno, e tutti i giorni seguenti al disastro del #Vajont. Avevo sette anni, abbastanza per capire e vedere cos’era successo, non abbastanza per comprendere che l’immane tragedia che si era compiuta a pochi chilometri da casa mia, non solo poteva essere evitata, ma faceva parte di un bieco tentativo di monetizzare su un’opera pubblica a sprezzo del rischio che correvano quelle genti di venire travolti dalla furia delle acque. Inutile e ripetitivo il percorrere tutte le tappe di una tragedia annunciata; lo ha fatto molto bene Paolini con il suo indimenticabile monologo. Lo ha fatto il regista con un film.

In Queste immagini prima e dopo la tragedia la devastazione.

Quello che rimane a cinquantaquattro anni da quel 9 ottobre 1963 è il senso d’impotenza e di vuoto che rileggendo questa storia si prova. Se lo Stato, allora complice di un raggiro silenzioso, coperto da poteri molto forti, si è comportato in modo sbagliato, non dovrebbe almeno cercare di fare ammenda, per quanto possibile, istituendo una “Giornata della Memoria delle vittime del Vajont”?

Un post nel mio blog in occasione del 50 simo anniversario

 

Forse  il sentimento è quello di  non dover evocare fantasmi dal passato che rispolverino antiche colpe e sentenze fin troppo leggere nei confronti di coloro che causarono la morte di duemila persone. Un silenzio istituzionale che dopo tanti anni è più assordante di quella valanga d’acqua che non avrebbe mai dovuto cadere, distruggendo in due minuti la storia e le vite di un’intera comunità

 

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