La chiocciola dell’email i Veneziani e Fibonacci cosa hanno in comune?


MAY
3

Chi ha inventato la Chiocciolina delle email? I mercanti Veneziani naturalmente, però Fibonacci nel 1200…

Chi l’avrebbe mai detto? La chiocciolina che è diventata il simbolo delle email non è niente di nuovo e appare nella storia già nel ‘500 quando i mercanti veneziani lo usavano nelle loro contrattazioni come riportato da  Questo articolo della “Repubblica”

 La chiocciola, tracciata esattamente con quello stilema compare in alcuni scritti del ‘500. Sono scritti commerciali, lettere mercantili. E sono italiani. Veneziani, per essere precisi. Come, dalla fiorente economia della Serenissima, passando attraverso l’impero navale inglese e sfiorando il mondo arabo e la Spagna, la chiocciola sia sbarcata su Internet, è un viaggio che ha scoperto Giorgio Stabile, docente di Storia della scienza dell’Università “La Sapienza” di Roma.

  

Alla fine però forse è stato il “vecchio” FIBONACCI con la sua sequenza ad essere il primo a spiegare che in pratica tutto il nostro universo è formato da una sequenza di numeri che poi tradotta in disegno rappresenta una chiocciola presente in tutte le forme vitali, dalle conchiglie agli alberi, dai fiori al sistema solare. Era inevitabile allora che la “chiocciolina” dell’email assumesse questa forma e continuasse nel futuro un processo iniziato dalla notte dei tempi.

Terrorismo sotto controllo a Venezia? Siamo sicuri? Ho i miei seri dubbi


Terrorismo sotto controllo in Veneto? Vorrei sorridere se l’argomento non fosse purtroppo di tragica attualita’ Ieri sulla pagina +Facebook  di +Luca Zaia  c’era il video di un deficiente barbaro 2.0 che si tuffa dal Ponte di Rialto. La mia domanda al questore di Venezia e al sindaco +Brugnaro Sindaco  e’ chiara e semplice: “Quando verranno imposte sanzioni multe salate e arresti per questi barbari che dopo secoli stanno tornando ad invadere la Serenissima senza essere ne puniti ne multati?” Perche’ se percorro il ponte che collega Mestre a Venezia a 12 chilometri sopra il limite mi arriva a casa una multa di 150  Euro e un coglione qualsiasi che si tuffa da un ponte considerato obiettivo sensibile non solo non viene ne multato ne arrestato ma ripescato dagli agenti e accompagnato in ospedale per accertamenti? Stiamo veramente rasentando la pazzia e l’assurdita’. Trovate il video del tuffo scorrendo in giu’ questa pagina FB

Una breve riflessione su questi episodi che si stanno ripetendo da troppo tempo. La scorsa settimana un tentativo di rapina in Piazza San Marco con un fumogeno (poteva benissimo essere in ordigno). 


Questi continui episodi di gente che si getta dai ponti per fare il bagno nei canali. In in Paese normale verrebbero multati e arrestati, ma evviva! Siamo in Italia il Paese dove I ladri vengono risarciti se malmenati da chi stanno derubando e dove la certezza di scontare la pena non e’ “garantita” nemmeno agli assassin se non si impegnano a fondo.


 La mia domanda a chi e’ chiamato a vigilare anche sulla citta’ di Venezia (Ponte di Rialto e San Marco sono considerati obiettivi sensibili)e’ questa: “Cosa sarebbe successo se quell deficiente che si e’ lanciato dal ponte fosse stato in terrorista”?


 e poi “Non vi sembra sia arrivata l’ora di multare salatamente e arrestare chi compie questo tipo di esibizioni inutile che dimostrano quanto poco le istituzioni preposte all’ordine diano la priorita’ al decoro e al rispetto del Museo all’aperto piu’ bello del mondo?” Brugnaro Sindaco si dia una mossa e prenda provvedimenti, siamo stufi di vedere Venezia trattata come una prostitute di porto. Urgono provvedimenti immediate. Noi Veneti ci sentiamo presi per I fondelli da questi pseudo-turisti che credono di poter usare la Citta’ come in luna park. Applicate leggi e sanzioni severe. Attuate in servizio capillare di sicurezza, siamo in allerta terrorismo e sono sicuro che ci possano essere dei mezzi e delle misure da prendere a salvaguardia di una citta’ che altrimenti rischia di cadere nel degrade e nell’incuria che non merita. #IoLeggoQuesto#VenetoMeraviglioso

Il “Leonardo del legno 2.0” Mattia Gardenal


Ieri è venuto a trovarmi un amico che mi piace definire “Il leonardo del legno 2.0” .Mattia Gardenal. Un Artista veramente 2.0, innovativo e sempre alla ricerca di cose nuove è riuscito a costruire delle macchine di legno che all’inizio si ispiravano al movimento dell’albero a camme (quello che fa muovere le nostre auto ). oggi Mattia si è spinto molto più  oltre e con l’ausilio di sensori applicati al movimento del legno è riuscito a fare in modo che muovendosi, le sue creazioni producano un suono, dei suoni. Ne risultano delle composizioni articolate e originalissime, postmoderne e ritmate che troveranno senz’altro spazio nel mondo dei più giovani, ma non solo; visitando la pagina Beat Engine su Facebook dove Mattia Gardenal  ci aggiorna sui progressi delle sue creazioni, troverete un clip dove la sua musica viene applicata ad un Cortometraggio futuristico.

Mattia è stato veramente gentile a farmi dono di una delle sue prime creazioni; una barchetta che si muove tra le onde di legno dalla quale ero rimasto affascinato durante una manifestazione alla quale aveva partecipato a Roverbasso di Codognè qualche anno fa.

Vista la sua bravura gli avevo subito chiesto se potevamo fare un’intervista per potermi rendere conto più da vicino del suo enorme potenziale. Gentile come sempre me l’aveva concessa e ho deciso di inserirla all’interno del mio prossimo libro Cuore Veneto.Interviste e storie della nostra gente. Mattia vive e lavora nella nostra provincia ma è oriundo di Cimetta di Codognè.

Rimango solo in attesa di vederlo riconosciuto a livello nazionale ed internazionale per le sue creazioni muscali e lignee.Non ci vorrà molto. E sarà una grande gioia.

Veneto su Google plus per chi lo ama come me


http://www.codognetreviso.com/2013/06/il-veneto-su-google-plusper-chi-lo-ama.html Clicca qui)

Codognè Treviso Veneto Italia. Queste le mie radici. Il Veneto è la mia Regione, il posto dove sono nati i miei genitori, nonni, bisnonni,trisnonni e cosi’ via.

Where good ideas come from (video)


http://www.youtube.com/watch?v=NugRZGDbPFU&feature=player_embedded#at=42      Where good ideas come from (video)

 

 

Ordine dei giornalisti e cinismo di un regolamento assurdo…chiedo che…


Ricordo con piacere il giorno che mi fu recapitata a casa la tessera dell’ordine dei giornalisti del Veneto. Riportava la data della deibera della commissione che mi aveva finalmente “assunto” all’olimpo di “giornalista pubblicista”.

Era il 16 luglio del 1991.

Non era stata una passeggiata averla e se qualcuno crede che l’abbia avuta tramite una raccomandazione si ricreda. La tessera me la sono guadagnata sul campo, facendo la gavetta, rispondendo alle chiamate notturne di polizia e pompieri che mi indicavano il luogo del “delitto” dove mi fiondavo ancora con le scarpe slacciate per la fretta di arrivare prima che l’evento non fosse più in grado di regalarmi quelle immagini che avrebbero conquistato uno spazio nel quotidiano del giorno dopo, con la speranza che il caporedattore di turno si ricordasse di scriverci sotto (foto pio dal cin).

Non era narcisismo, voglia di apparire, e neppure pubblicità gratuita. Era l’unico sistema per dimostrare che collaboravo fattivamente alla redazione di un giornale; uno dei tanti requisiti richiesti dall’ordine per avere un giorno l’ambita tessera che desideravo più di ogni altra cosa.

Erano gli anni durante i quali la parola “paura” era solo un “elmetto” che di tanto in tanto indossavo tra le mine di un ponte attraversato in croazia dopo aver superato le trincee di prima linea oppure trovandomi a tu per tu con un mitra spianato dai soldati israeliani che cercavano di capire chi ero e cosa facevo sulla linea di fuoco. Tutto questo per una foto, che non avrei mai saputo se sarebbe stata pubblicata o meno, quanto mi sarebbe stata pagata, e neanche se sarebbe stata firmata.

Non racconto questo episodio per dimostrare il mio eroismo, ma solo per far capire a chi legge, quanto può essere difficile per un reporter di guerra ottenere un riconoscimento da un’ ordine che storicamente ha sempre snobbato i fotografi ed ha cercato in tutti i modi di non annoverarli tra le fila dei giornalisti essendo considerati come “figli di un dio minore”.

Nessuna raccomandazione quindi se non le foto che parlano da sole di situazioni e pericoli scampati nel nome dell’informazione fatta di immagini e non di telefonate da una comoda poltrona dietro un’altrettanto comoda scrivania,a volte senza verificarne la credibilità.

Quando arrivò la tessera nel 1991, fui veramente soddisfatto di averla ottenuta . Sinceramente non mi è servita moltissimo, dal punto di vista pratico, ma la consideravo una specie di cimelio delle mie avventure fotografiche ed ero sicuro che nessuna cosa al mondo me l’avrebbe tolta.

Mi sbagliavo putroppo.

Nel 1999 mi arrivò una lettera dall’ordine dei giornalisti del Veneto che mi chiedeva di “dimostrare” che in effetti ero ancora attivo come fotogiornalista.

In effetti no lavoravo più ai giornali da qualche anno anche se non mi ero mai liberato dal “virus della fotografia” incautamente trasmessomi da Narciso e Maria Teresa, i miei cari genitori.
Dopo alcuni anni trascorsi in America, avevo lasciato perdere l’attività di fotoreporter locale  e quindi all’ordine dei giornalistii non risultavo più attivo.

Con profondo dolore ed amarezza mi tolsero la tessera.

A cos’erano servite allora..tutte quelle notti in bianco, tutti i pericoli scampati,i mitra, le mine sui ponti,l’arresto a ramallah in cisgiordania per aver fotografato un militare che picchiava un bimbo,la caduta del muro di Berlino, la rivoluzione Rumena, la guerra serbo-croata, assieme alle migliaia di foto fatte dietro l’angolo per i giornali locali che mi servivano a tenerei piedi per terra a non gasarmi mentre mi ripetevo che; fotografare un vecchio barbone per la strada aveva per me la stessa importanza che ritrarre un presidente in vacanza in Cansiglio, o un Grande Papa in vacanza in Cadore.

Se un Alpino che ha combattuto due guerre ha un incidente, gli tolgono forse lo status di alpino?

Forse che gli chiedono di restituire penna e cappello?
Certo che no! Un alpino resta e resterà per sempre tale, una volta iscritto al “Corpo degli Alpini”

La stessa considerazione che io oggi pubblicamente chiedo attraverso questo post sul mio blog all’ordine dei giornalisti del Veneto: di essere reintegrato a tutti gli effetti nel ruolo di giornalista pubblicista, che mi spetta di diritto se non altro per aver più volte rischiato la mia vita in nome dell’informazione VERA!

Chissà, dovrò anche combattere questa nuova battaglia! Quì debbo però chiedere aiuto a chi conosce meglio di me i meandri burocratici che regolano queste questioni…in questo campo mi sento compleatamente fuori dalla mia acqua. Ho sempre aborrito la burocrazia come strumento utile solo a far desistere le persone che come me sono ignoranti nel conoscere leggi, leggine e regolamenti vari che possono, troppo sesso tramutarsi in veri e propri trabbocchetti per chi cerca solamente di fare onestamente il proprio lavoro.

La voglia di giustizia, mi spingerà ad andare fino in fondo in questa nuova sfida che la vita mi pone di fronte sotto forma di un ordine troppo disattento e “cinico” per tener presente che dietro ad un banale e semplice numero di tessera può esserci, come nel mio caso, tutto un percorso di vita che comunque non verrà cancellato dal tempo. Le foto che ho scattato rimarranno come una piccola,effimera testimonianza,di un periodo storico che con i suoi sconvolgimenti ha cambiato sicuramente il mondo in cui viviamo. (pio dal cin)