Disabilità e lavoro. Tutto da rifare!


Probabilmente arriveremo a sbarcare su Marte molto prima di aver organizzato il sistema di assunzione dei lavoratori disabili in Italia e (per quello che mi riguarda visto che ci abito) in Veneto. Da tre anni sono iscritto alle liste di collocamento obbligatorio e ad oggi non ho ricevuto ancora nessuna proposta di lavoro. Ho deciso di perseguire questa strada visto che in effetti la mia disabilità è dell’ OTTANTA percento. Soffro di una semiparesi agli arti inferiore e superiore sinistro. Non voglio nemmeno ripercorrere VIRTUALMENTE il calvario BUROCRATICO a cui viene sottoposta una persona con disabilità per iscriversi, espletare tutte le pratiche del caso, le visite, le controvisite, l’iscrizione all’ufficio provinciale, a quello di collocamento del territorio, e poi avanti con altre visite perchè durante la prima visita di accertamento una commissione di rimbambiti (sei persone che ti osservano e devono valutare la tua disabilità) non si sono accorti che zoppicavo e che PROBABILMENTE avevo un problema ANCHE all’arto inferiore.

E allora torna a correre , cosa deve fare  un povero disgraziato deve evadere per essere ammesso in questo olimpo di merda che niente ti regala se non una frustrazione dietro l’altra?. Si vergognino le istituzioni, si vergognino i politici, si vergognino i nostri governanti che prendono pensioni dorate mentre coloro che ne hanno veramente bisogno si trovano ogni giorno a lottare con una realtà che in teoria ti dice:” Sei disabile? Non preoccuparti, hai diritto ad un posto di lavoro, vedrai, ti sarà trovato” Mentre in pratica sei lasciato a te stesso e chi dovrebbe aiutarti si gira dall’altra parte probabilmente pensando :”Che si arrangi, chi se ne frega”

 METTIAMO I DISABILI NEI PUBBLICI UFFICI SENZA CONCORSI

Credo che una delle soluzioni più rapide ed efficaci sia quella di impiegare i disabili di una certa gravità nei pubblici uffici,sai, quegli uffici (senza nominarli) dove la gente non fa una mazza dal mattino alla sera ma viene pagata lo stesso. Devo fare un elenco?  Basta andare in un ufficio provinciale, regionale, statale e ne troverete a dozzine, come i funghi in stagione, sono dozzine di persone in un ufficio che non fanno una minchia, e allora perchè non occupare chi non ha la possibilità di aiutarsi? Partiamo dai disabili che hanno il 100% e scendiamo giù fino a quelli meno gravi, magari ci accorgeremo che potrebbero diventare delle RISORSE e che anche se sembrano incapaci potrebbero dae una mano in uffici dove si sa dal tempo dei dinosauri che non si fa un cazzo.

Ieri mi è stato fatto vedere l’annuncio di una legge che prevede l’impiego delle persone disabili (obbligatorio ) nelle ditte  che hanno da 15 a 35 persone. Sembra che dovranno pagare 135 Euro al giorno se non assumeranno un disabile e non saranno in ottemperanza di questa nuova legge. Credete che funzionerà? io dico di no. Si troveranno modi ed escamotages per aggirare la legge e questo ancora una volta andrà a scapito di coloro che hanno più bisogno di lavorare e magari non possono nemmeno cercarselo un lavoro perché sono bloccati da  una disabilità grave.

 CHI SI PRENDERA L’IMPEGNO ?

Mi sembra che il più disabile di tutti quì sia lo Stato e coloro che sono chiamati ad amministrare la cosa pubblica. Tra qualche giorno andremo a votare. Avete sentito UNO, dico UNO SOLO dei partiti in gioco spendere una sola parola per i DISABILI? Forse me lo sono perso, ma mi sembra che le emergenze siano altre.

Se pensate che il mio sia solo uno sfogo arrabbiato,provate voi, amministratori pubblici e politici in cerca di sedie e poltrone a “VESTIRVI” da disabile in questo “CARNEVALE BUROCRATICO” e ad andare e seguire il CALVARIO per l’iscrizione, la visita, la domanda (magari respinta come è successo a me) di una pensione, poi mi direte cosa ne pensate. NON succederà,lo so. Per voi, che magari avete due o tre lavori diversi e in più ricoprite un ruolo istituzionale queste sono cose che non vi sfiorano nemmeno. Almeno siate coerenti e non fate le foto ipocrite vicino ai portatori di handicap quando ne avete bisogno per attirare voti. Perchè magari i disabili non avranno un lavoro ma la possibilità di scegliervi con il proprio voto quella si.

 NON SIAMO TUTTI ALEX ZANARDI

In un Paese civile queste cose non si dovrebbero ne dire ne scrivere. Chi ha la possibilità di intervenire a modificare leggi che non funzionano dovrebbe farlo o cambiare mestiere.Purtroppo ormai da decenni la politica non si fa più per il bene comune, è solo un’altro modo per arricchirsi e per fare i propri interessi. Aspetterò che l’Uomo sbarchi su MARTE. Forse allora qualcuno si sarà dato da fare per cambiare le cose, almeno per coloro che sono considerati al limite della società, una società che fa di tutto per NON aiutarli

Ila, 18 anni mi ha insegnato a combattere. Oggi se ne è andata lasciando un vuoto nel mio cuore


 
Cara Ila,
Oggi mi hanno chiamato dicendomi che “Sei andata in cielo..” Sono contento di essere riuscito a farti questa ultima foto, tre giorni fa. Te ne sei andata alla venerabile età di diciotto anni e non tutti i tuoi amici possono dire di aver avuto la stessa fortuna. Non eri il “mio” cane, eri il cane di amici, ma anche questo non corrisponde al vero. Eri il cane di tutti. Vivevi fin da piccola in un piccolo paradiso terrestre ed eri circondata dall’affetto e dalle cure di chi ti aveva adottata ancora cucciola. Eri diventata la “mamma” di tutti i gatti che sono passati per la fattoria. Anche loro ti percepivano come una di loro, perchè avevi un cuore grande, eri docile e buona e come tutti i cani ci hai insegnato che l’amore ha diversi modi per esprimersi e che voi, angeli con la coda sapete amare ed insegnarci delle lezioni di vita che noi umani abbiamo dimenticato da troppo tempo. Quattro giorni fa, ti osservavo mentre riuscivi a malapena ad alzarti sulle game posteriori che ti avevano lasciato. Non volevi essere aiutata e con forza e tenacia riuscivi ad alzarti, a fare tre, quattro passi. E così facendo mi hai fatto capire che nella vita dobbiamo trovare sempre la forza di poterci rialzare con le nostre forze, anche se fossero le ultime. Avevo intuito che non ti avrei più rivista, ti ho coccolata, ti ho dato dei bocconcini prelibati, ti ho accarezzata, consapevole che anche tu non potevi rimanere con noi per sempre. Adesso riposi sotto un grande pino, da dove godi un panorama bellissimo. Mi hanno detto che non hai sofferto nel passaggio dal sonno alla morte dolce. Questo mi conforta. Sono convinto che avrai insegnato tante cose a tutti quelli che ti hanno conosciuto. Il cane è il diretto discendente del lupo e i Nativi Americani (maestri di vita e saggezza) considerano il Lupo “maestro di vita” “insegnante”.
CIao Ila. Ti ho voluto un sacco di bene anche se non eri il “mio” cane. Sei stata e sarai il cane di tutti. #ILa #Dogs #Angeliconlacoda #cani #angeliaquattrozampe #love #teachers

Ila, il cane che mi ha insegnato a tenere duro fino alla fine, senza arrendersi


Cara Ila,

Oggi mi hanno chiamato dicendomi che “Sei andata in cielo..” Sono contento di essere riuscito a farti questa ultima foto, tre giorni fa. Te ne sei andata alla venerabile età di diciotto anni e non tutti i tuoi amici possono dire di aver avuto la stessa fortuna. Non eri il “mio” cane, eri il cane di amici, ma anche questo non corrisponde al vero. Eri il cane di tutti. Vivevi fin da piccola in un piccolo paradiso terrestre ed eri circondata dall’affetto e dalle cure di chi ti aveva adottata ancora cucciola. Eri diventata la “mamma” di tutti i gatti che sono passati per la fattoria. Anche loro ti percepivano come una di loro, perchè avevi un cuore grande, eri docile e buona e come tutti i cani ci hai insegnato che l’amore ha diversi modi per esprimersi e che voi, angeli con la coda sapete amare ed insegnarci delle lezioni di vita che noi umani abbiamo dimenticato da troppo tempo. Quattro giorni fa, ti osservavo mentre riuscivi a malapena ad alzarti sulle game posteriori che ti avevano lasciato. Non volevi essere aiutata e con forza e tenacia riuscivi ad alzarti, a fare tre, quattro passi. E così facendo mi hai fatto capire che nella vita dobbiamo trovare sempre la forza di poterci rialzare con le nostre forze, anche se fossero le ultime. Avevo intuito che non ti avrei più rivista, ti ho coccolata, ti ho dato dei bocconcini prelibati, ti ho accarezzata, consapevole che anche tu non potevi rimanere con noi per sempre. Adesso riposi sotto un grande pino, da dove godi un panorama bellissimo. Mi hanno detto che non hai sofferto nel passaggio dal sonno alla morte dolce. Questo mi conforta. Sono convinto che avrai insegnato tante cose a tutti quelli che ti hanno conosciuto. Il cane è il diretto discendente del lupo e i Nativi Americani (maestri di vita e saggezza) considerano il Lupo “maestro di vita” “insegnante”.

CIao Ila. Ti ho voluto un sacco di bene anche se non eri il “mio” cane. Sei stata e sarai il cane di tutti. #ILa #Dogs #Angeliconlacoda #cani #angeliaquattrozampe #love #teachers

La morte ci insegna a vivere


Riflessioni sulla Morte che ci portano a vivere meglio

     Orologio del Duomo di Conegliano “Tutte feriscono, l’ultima Uccide”

Sorella morte

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali,
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male. 
(dal Cantico delle creature di S. Francesco)

DUE VITE E DUE MORTI MOLTO “DIVERSE”

Ieri, uscendo dal cimitero dopo il funerale di Mauro Soler, 55 anni

Leggi qui il post a riguardo ho visto l’epigrafe di un vecchio amico di famiglia, Antonio Tommasella Leggi qui il post a riguardo, 93 anni, due persone che conoscevo e che sembrano essere l’una il polo nord ed il polo sud dell’altra.

Impossibile paragonare le due vite, tanto erano diverse. Mauro aveva scelto un percorso non facile, doloroso per certi versi e ha lasciato la vita in un momento in cui normalmente si tirano un po’ i remi in barca e comincia (o dovrebbe perlomeno) in qualche senso la tranquillità in vista della vecchiaia.

Antonio, persona integra, di fede granitica,uomo buono e giusto che io amo paragonare ad un “Vecchio Patriarca Biblico” è arrivato alla soglia dei 93 anni e si è spento in silenzio,in punta dei piedi, dopo aver dedicato la sua intera vita all’amore per la moglie Anna Maria, ai figli e ai numerosi nipoti.

Antonio, una quercia che molte volte si è piegata alle tempeste della vita ma non si è mai spezzata, Antonio che ha trasmesso i valori di una vita Cristiana coniugata con il lavoro dei campi, com’era in uso agli inizi del ‘900, dove la fede ed il lavoro di contadino erano all’unisono e scandivano i giorni, i mesi, le stagioni, gli anni. Antonio, uomo semplice, buono, esempio per molti che ho sempre apprezzato e stimato dal profondo del mio cuore.

Mio padre  lo aveva voluto come suo testimone di nozze, e quando andavamo a trovarlo nella sua fattoria di campagna ero poco più di un bambino (anni Sessanta). Mi divertiva andare da “Tony”, lì c’erano le mucche, i vitellini, le galline,i conigli, i maiali. Oggi le chiamano “fattorie didattiche”, allora erano semplicemente le aie delle fattorie permeate dal buon profumo della stalla e dal fieno appena tagliato, ancora oggi due tra i miei profumi preferiti (il terzo è quello della pioggia che bagna l’asfalto caldo d’estate).

 SIAMO NOI A SCEGLIERE COME VIVERE

Mauro ha vissuto una vita “spericolata, di quelle fatte così”. Inutile andare a cercare le ragioni, inutile puntare il dito sperando di sdoganare i propri difetti e i propri peccati trovando in quelli degli altri peccati e difetti più grandi, sentendoci più bravi, più uomini perché abbiamo fatto un percorso migliore del suo. Ergersi a giudici delle altrui vite è uno “sport” molto diffuso in questa società diventata egoista e a volte troppo crudele. Mauro era buono, rispettoso, gentile. Era l’amico di tutti.

Quando sono uscito dal cimitero e ho visto l’epigrafe di Antonio ho riflettuto su questa “coincidenza”. Quello che ci accomuna come esseri umani, a prescindere da come decidiamo di vivere il nostro cammino terreno è la certezza della morte.

UN ARGOMENTO DI CUI SI PARLA POCO VOLENTIERI

Si parla poco volentieri di questo che è l’unico fatto certo della nostra vita. Prima o dopo toccherà a me, a te, a lui, a lei a tutti. Moriranno i Santi, i Papi, le brave persone, i politici (grazie a Dio moriranno anche loro), i ladri, gli assassini, le persone malvagie. Chi ha speso la sua vita per gli altri, i poveri, i ricchi (che lasceranno tutto agli altri) i lavoratori indefessi e i fannulloni, gli artisti e i pragmatici.le persone che non ridono mai ed i clowns. Due sono i giorni di cui non possiamo controllare la data: Il giorno della nostra nascita e quello della nostra morte. Non c’è tesoro al mondo che possa prolungare di un solo giorno la data in cui faremo il “check out”, il giorno in cui ci verrà chiesto di scendere dal treno della vita,quello stesso treno in cui siamo saliti senza saperlo e senza memoria il giorno in cui siamo venuti al mondo.

VIVERE MEGLIO RIFLETTENDO SULLAMORTE

Se riflettessimo di più sulla morte per assurdo vivremmo meglio. Invece no, quando si parla della morte siamo più propensi a cambiare discorso, per esorcizzarla, per cercare in qualche modo di allontanare quel fatidico giorno, quasi non ci appartenesse,quasi fossimo indenni. Pensando alla morte crediamo a tante cose, ma l’unica verità è che siamo appesi ad un filo sottilissimo. Questo dovrebbe (ma non succede) farci amare ed apprezzare la vita e tutte le cose (spesso le più semplici) che abbiamo, di cui non ci rendiamo conto. I soliti stereotipi “Basta la salute” ne racchiude molte. Provate a fare un giro per gli ospedali o più semplicemente prendere un’influenza, ci accorgiamo subito che sì,  tutto sommato quando siamo sani è più bello, possiamo fare tante cose. Abbiamo un lavoro? Provate a perderlo e non maledirete mai più i lunedì o i giorni festivi in cui dovete lavorare. Abbiamo degli affetti? Delle persone che amiamo e che ci amano? Questa è una delle più grandi ricchezze, eppure a volte si litiga, ci si offende, ci separiamo, creiamo delle insofferenze inutili dentro al nostro cuore perché pensiamo di essere immortali. Nessuno ovviamente lo è, ma molti giovani quando si mettono al volante non pensano che dietro la prossima curva può nascondersi la morte, specie quando guidano in preda all’alcool, alle droghe, e alla moderna maniera di fare incidenti mortali, l’uso dei cellulari alla guida. Prima di concludere questa riflessione che oggi non sono riuscito a contenere nella tastiera del mio PC, vorrei condividere la riflessione dello stesso poeta che ho citato ieri in occasione del post sull’amicizia che ho dedicato a Mauro, Kahlil Gibran, autore de Il Profeta un libro che consiglio caldamente a tutti per la sua grande saggezza. E’ sottile e si può leggere anche saltando da una parte all’altra, in quanto contiene dei piccoli capitoli che parlano delle cose della vita che ci accomunano.

Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.
Kahlil Gibran

Ciao Mauro, gli amici ti salutano oggi!


L’ultimo saluto a Mauro oggi. L’inno all’amicizia

Ci saranno tutti gli amici , oltre che ai famigliari oggi per l’ultimo saluto a Mauro. Lo voglio salutare con una poesia di un grande poeta Kahil Gibran, autore di un meraviglioso libro “Il Profeta”. Un inno all’amicizia perché Mauro era l’amico di tutti.Nella foto Mauro è insieme al suo grande amico Moreno, anche lui scomparso in giovane età. Mi piace pensarli insieme, ovunque si trovino, a ridere e scherzare come un tempo.
Mauro e Moreno in una foto degli anni 80

Di Kahil Gilbran – Dal libro “Il Profeta” – L’amicizia-

Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l’amico vi confida il suo pensiero,
non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell’amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa
nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.


Quando vi separate dall’amico non rattristatevi:


La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,
come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell’amicizia altro scopo che l’approfondimento dello spirito.
Poiché l’amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero
non è amore,
ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l’amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell’amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

Addio Grande Mauro. Ti sia lieve la terra!


 

 

Chissà se i giornali locali ti dedicheranno un articolo domani. Forse si, forse no. Nella tua breve ma intensa vita non sei stato  sindaco, né assessore né consigliere comunale. Non eri iscritto a nessun gruppo. Te lo scrivo io un articolo caro Mauro, dedicato con tutto il cuore a te che sei stato una persona semplice, che ha vissuto una vita semplice, piena di alti e bassi, di controversie, di battaglie combattute, vinte e perdute. Eri gentile e rispettoso degli altri. Forse sapevi che la vita ti stava scorrendo veloce tra le dita, ma avevi scelto tu come viverla, alla tua maniera, senza rompere le balle a nessuno. Al bar del Maxi oggi il clima è triste, quasi avessero tolto una delle colonne portanti. Quando scendevo dall’auto eri il primo a salutarmi. A volte mi fermavo a scambiare due chiacchere. Eri sempre di buon umore e sembrerà strano a tutti non vederti seduto con la sigaretta in mano a fare l’ennesima partita a scopa con gli amici. Tutti sapevano che non stavi bene, ma nessuno si aspettava che facessi un “check out” così veloce dall'”albergo della vita”.  Gli amici del bar hanno messo una cassetta di cartone dove vengono raccolte le offerte per regalarti domani, giorno dell’ultimo saluto un mazzo di fiori, per dirti che ti volevano e ti vogliono tutti  bene, che mancherai quando ci sarà la nuova partita a scopa, che mancherai ai tuoi figli, ai fratelli e alle sorelle, ai cugini, e alla tua mamma che con il cuore gonfio di dolore ti piange oggi, assieme a tutti quelli che hanno avuto l’onore ed il privilegio di conoscerti. Se i giornali non ti dedicheranno l’articolo che meriti, non importa. Molto spesso le persone più valide e meritevoli passano inosservate, solo perché la loro vita non ha visto i riflettori riservati spesso a chi si veste solo in apparenza con il vestito della “piece teatrale” che la vita richiede loro. C’è tanta ipocrisia, tanta falsità nel mondo d’oggi, e spesso sono coloro che dovrebbero dare l’esempio a cadere nella banalità di una vita spesa nell’egoismo e nel menefreghismo. Non è il caso tuo Mauro; con i tuoi limiti, le tue paure, la tua vita vissuta in salita ci hai insegnato che si può essere generosi, rispettosi, gentili e generosi,mostrando la nostra vera faccia, la nostra natura umana senza maschere ed ipocrisie. Sono sicuro che dal posto in cui sei ora ci stai osservando e magari ci aiuterai a farci passare il magone, perché tu eri così: semplice, rispettoso e generoso.amauro.JPG

Francesco Fregonese l’ultimo dei menestrelli è volato in paradiso


E’ mancato FRANCESCO FREGONESE Maestro del legno e ultimo dei Menestrelli





E’ mancato ieri all’affetto dei suoi cari Francesco Fregonese, “Cantastorie dell’Alto Livenza” Con lui, oltre che al papà, al marito, al nonno,se ne va un pezzo della nostra storia. Francesco, oltre che ad essere un bravissimo artigiano del legno, era l’ultimo dei CANTASTORIE. I locali più rinomati dei comuni dell’Alto  Livenza, a partire da Mansuè dove risiedeva con la moglie Paola, se lo contendevano per il suo modo allegro e unico di raccontare certe storielle in dialetto Veneto, oltre che alle barzellette. Un “mestiere” che era un hobby scaturito dalla passione di questo simpatico personaggio ad intrattenere e a portare il sorriso ovunque arrivasse. Con lui si chiude un capitolo della nostra Storia Veneta. I CANTASTORIE non esistono più ed hanno lasciato il posto a cabaret e a show televisivi, a spettacoli che nulla hanno dell’originalità e del pathos con cui personaggi come Francesco sapevano raccontare le loro storie coinvolgendo direttamente il pubblico che affollava le sale dei locali dove si esibivano. Grazie ad Annalisa Fregonese, amata figlia di Francesco e insostituibile  corrispondente del  +Gazzettino  di Treviso da molti anni, sono riuscito ad intervistarlo e a inserirlo a pieno merito nel mio ultimo libro. Nel video quì sotto Francesco racconta una delle sue storielle preferite, “El Sanser”. Il modo e l’allegria con la quale recita la storia e descrive un personaggio del passato, ci fa capire che abbiamo peso un tassello della nostra tradizione e del nostro modo originale di essere Veneti che non sarà però dimenticato. Grazie Francesco, per la tua allegria e per quello che hai insegnato a quelli che hanno avuto la fortuna ed il privilegio di incontrarti. Un abbraccio alla moglie Paola e alla figlia Annalisa.



Dal libro “Cuore Veneto, interviste e racconti della nostra gente”

FRANCESCO FREGONESE
Maestro del legno e ultimo dei Menestrelli

Francesco in questo video racconta la storiella del “Sanser” il mediatore che nei mercati del bestiame faceva da tramite nella compravendita.

Francesco mi accoglie con quel suo radioso e sereno sorriso nella
cucina dove mi ha accompagnato dal cortile la sua amata moglie
Paola. C’è un buon profumo di polenta abbrustolita che mi ricorda
l’infanzia, quando la polenta era buona anche a colazione nel latte,
(i nostri cornflakes ). Sapevo già che Francesco era un bravissimo
artigiano del legno. Avevo avuto modo di ammirare le sue opere
lignee come regali di compleanno per il suo nipotino Gregorio,

FRANCESCO E PAOLA

Scale a pioli , pialle, martelli, scope ceste, velieri. Ce n’è per tutti i
gusti. Tutto fatto a mano, con pazienza certosina e maestria.

“Dove ha imparato l’arte?” Chiedo a Francesco seduto davanti a
me mentre registro l’intervista. “Mi ha insegnato mio padre.

Eravamo undici tra fratelli e sorelle.

Tutti avevamo una certa predisposizione alla manualità, e nostro
padre ci ha insegnato i trucchi del mestiere.” Guardo e fotografo
gli oggetti di legno che la signora Paola ha disposto con cura sul
tavolo. Sembrano usciti dalla bottega di Mastro Geppetto tanta è la
dovizia di particolari.

Un piacere poter constatare ancora una volta dove porta la
creatività. Non finisco mai di stupirmi di fronte alla maestria con
la quale certe persone come Francesco riescono a realizzare delle
vere e proprie opere d’arte e farle passare per normalità
quotidiane.

Wonder- Un film meraviglioso che spiega la diversità con il coraggio e l’amore.


Mi sono rivisto in questo film. Come il protagonista, un bambino di dieci anni che per la prima volta deve affrontare l’arena spietata della scuola. Spietata per gli sguardi, per i sorrisi, per le smorfie schifate di coloro che guardano il suo volto deturpato dalle plastiche facciali che non sono riuscite a dargli un aspetto “normale”. Mi sono rivisto, quando anch’io per lunghissimi anni (soprattutto quelli della scuola elementare e media) ho dovuto affrontare sguardi indiscreti che cercavano di capire guardandomi, cosa fosse capitato al mio fisico diverso. Certo non potevo girare con un cartello che spiegasse la mia disabilità dovuta ad un parto difficile, o con una t-shirt con su scritto “non guardatemi come se fossi un fenomeno da baraccone”.  Ho mandato giù rospi, ho sofferto in silenzio la mia diversità, ho cercato di nasconderla, di non pensarci, di capire che tutto sommato non era così importante essere normali. Solo a ventitré anni, emigrando in America sono riuscito a sconfiggere il complesso di inferiorità che mi affliggeva. L’ho fatto perché in un mondo così eterogeneo tutti si sentono diversi e i diversi non sentono il peso degli sguardi delle persone normali. Il film “Wonder” racconta molto bene la storia di questo bambino e fa capire alla gente che crede di essere normale solo perché non ci sono segni esterni, come comportarsi, come correlarsi a coloro che devono portare il quotidiano giogo di un handicap fisico, di una diversità che non si può nascondere né  cancellare. Il film racconta come si sente il bambino, come i suoi famigliari vivono con sofferenza la sua diversita’. Non e’ facile per un genitore dare delle risposte ai perche’ di un figlio che stenta a capire l’atteggiamento a volte ignorante, altre malvagio o superficiale. La risposta arriva dallo stesso bambino, la cui capa ita’ di amare e’ molto piu’ radicata che nei suoi coetanei che fermandosi all’esteriorita’ non riescono a valutare il potenziale, la ricchezza interiore e l’acuta intelligenza del “mostro”. Il film ci commuove e ci fa riflettere cercando di spazzare via gli stereotipi invitandoci a guardare dentro alle persone con occhio diverso, con piu’ amore. E’ questo che la persona diversa o disabile vuole; non il pietismo, ne i favori, non i falsi atteggiamenti compassionevoli ma la semplicita’ che deriva dalla sincerita’ di chi sa apprezzarti per quello che sei.

Searching for two soldiers (Jerusalem bus station 1991)


Cercando i due protagonisti della foto. Searching for the people in this photo.

Stazione degli autobus a #Gerusalemme 1991. Mentre fotografavo la gente che arrivava e partiva mi sono imbattuto in questa scenetta. Due militari Israeliani, un uomo e una donna che si sono trovati, abbracciati e baciati.

Non ho resistito e ho scattato questa sola foto. L’ho intitolata “the kiss”. Poteva essere intitolata in mille altri modi. Quello che salta agli occhi è il contrasto tra l’amore che i due ragazzi esprimono nel loro abbraccio e il mitra, strumento di morte, che penzola al fianco del ragazzo.
La #Terrasanta è un Paese meraviglioso che ognuno dovrebbe vedere almeno una volta nella vita. Terra di contrasti, di amore, di odio, di pace e di guerra, di verdi campagne e di aridi deserti, dove tutto è il contrario di tutto ma dove si respira un’aria antica che riporta alle origini del mondo. MIgliaia di anni di Storia si fondono con le tre religioni monoteiste più importanti del nostro Pianeta.
L’ho visitata per tre volte, due a Natale ed una a Pasqua durante i miei reportages. Una sola cosa ho capito; per noi che arriviamo da fuori è inutile ed impossibile cercare di capire i sottili equilibri e le forze che governano i rapporti tra le persone che abitano questa Terra da millenni.
Giudicare può essere facile, ma anche ad un’attenta osservazione esterna possono sfuggire dei particolari,(sempre e comunque legati ad una storia millenaria) per cui è facile puntare il dito in una o in un’altra direzione in base a poche informazioni che spesso sono filtrate a beneficio di una o dell’altra fazione.
Ho visto tante cose, tanta sofferenza, tanta povertà, tanto amore e tanto odio. Tutto questo in un Territorio che è poco più grande di una Regione Italiana. Quello che resta a chi visita questo luogo “magico” sono le sensazioni indescrivibili a parole, i sapori, gli odori, la diversità delle sue genti e l’impressione di vivere dentro ad un racconto Biblico. #IoLeggoQuesto
FOR MY ENGLISH READERS
Bus Station in Jerusalem, 1991. While I was photographing the people who were arriving and leaving I came across this scene. Two Israeli soldiers, a young man and a young woman who found each other, hugged and kissed.
I could not resist and I took this single picture. I called it “the kiss”. It could be titled in a thousand other ways. What jumps to the eye is the contrast between the love that the two young soldiers  express in their embrace and the machine gun, an instrument of death, that dangles beside the young man
The #Terrasanta is a wonderful country that everyone should see at least once in their life. Land of contrasts, love, hatred, peace and war, green countryside and arid deserts, where everything is the opposite of everything but where you breathe an ancient air that brings back to the origins of the world. Hundreds of years of history blend with the three most important monotheistic religions of our planet.
I visited it three times, two at Christmas and one at Easter during my reportages. One thing I understood; for us that we come from outside it is useless and impossible to try to understand the subtle balances and the forces that govern the relationships between the people who inhabit this Earth for millennia.
Judging can be easy, but even a careful external observation can escape details, (always linked to a thousand-year history) so it is easy to point the finger in one or another direction based on little information that often they are filtered for the benefit of one or the other faction.
I have seen so many things, so much suffering, so much poverty, so much love and so much hatred. All this in a territory that is slightly larger than an Italian region. What remains to those who visit this “magical” place are the indescribable sensations of words, tastes, smells, the diversity of its people and the impression of living within a Biblical story. #IoLeggoQuesto

Grande Guerra- Cercasi Eroi.


Grande Guerra – Alla ricerca dei nomi di quattro eroi –

UNA FOTO MERAVIGLIOSA CHE RACCONTA UNA STORIA
Nel 2014 quando ho pubblicato il libro  “Codognè Cuore Veneto” , nel raccogliere le foto dalle famiglie alle quali avevo chiesto di aprire i cassetti ed i vecchi album per trovare foto antiche, è sbucata questa bellissima fotografia (grazie alla signora Adele) che ritrae quattro soldati vestiti con la divisa assieme a quella che apparentemente è la loro mamma. Non ho mai saputo chi potessero essere questi quattro soldati che presumo essere quattro fratelli. (le foto di famiglia allora si facevano così.).
Ho scelto questa foto come una di quelle di copertina perché la considero una foto veramente unica e storica. Quante volte mi sono detto quanto bello sarebbe poter risalire all’identità di questi eroi che hanno combattuto sul Piave difendendo con la vita la nostra libertà.
IL CALENDARIO COMUNALE DEDICATO AI CADUTI DELLA GRANDE GUERRA
L’occasione è arrivata qualche mese fa, e sempre con la signora Adele (che ringrazio di cuore) .
 L’appello lanciato dall’amministrazione comunale era quello di portare in biblioteca le foto inerenti alla Grande Guerra, in modo da poter fare il calendario 2018. All’appello hanno risposto in molti, e vi assicuro che il calendario 2018 sarà uno di quei calendari da collezione. La dottoressa Lisa Tommasella e la commissione culturale, hanno infatti deciso di dedicarlo alla memoria di coloro che cento anni fa (ricorre quest’anno l’anniversario della Grande Guerra che si celebra nel corso dei tre anni 1915- 1918 – 2015-2018) hanno combattuto sul Piave. Molti di loro non tornarono mai a casa e la scelta di dedicare il calendario a questi EROI  è veramente condivisibile visto che non bisogna dimenticare l’enorme sforzo compiuto da questi giovani per impedire l’invasione della nostra Patria da parte delle forze Austro-Ungariche.
Una delle foto che ha portato la signora Adele, ritrae un giovane soldato in piedi, e visto che la foto è stata reperita assieme a quella dei quattro fratelli, osservandola bene si nota la somiglianza con il soldato seduto (con la spada). La foto era stata trasformata in cartolina e spedita ad una signorina di CODOGNE‘ con in calce la firma di GIUSEPPE VIDORI.  Alcune ulteriori ricerche mi hanno confermato che tale cognome (VIDORI) è risultato essere molto diffuso nella zona di VIDOR (TV).
Faccio quindi appello a chiunque possa riconoscere in questa foto un volto famigliare. Rendere loro omaggio, facendoli conoscere , facendo sapere chi fossero, se sono sopravvissuti alla guerra che decimò i nostri soldati (600.000 caduti)  sarebbe il minimo che si possa fare per ringraziarli. Posso solo immaginare il dolore e la preoccupazione della madre nel vedere i suoi quattro figli partire per il fronte. Se qualcuno che legge questo post avesse delle informazioni inerenti a queste persone vi prego di contattarmi via email : piodalcin@gmail.com.  Ho fatto una ricerca nel sito dove vengono riportati i nomi dei caduti della Grande Guerra. Caduti della Grande Guerra      

Ho trovato solo il nome di

VIDORI BERNARDO DI DOMENICO Veneto I – (Vol XXVI) TV – VE – VI 774 13 Vidor 6 Marzo 1899 by 

potrebbe essere uno dei quattro. Ho visitato anche il cimitero di Vidor (TV) ma non ho trovato tra le tombe il nome di GIUSEPPE VIDOR. Questo mi fa pensare che, se fossero loro i quattro fratelli, solo uno grazie a Dio sarebbe morto in trincea. (Bernardo di Domenico, come riportato nella casella qui sopra estratta dal sito dei caduti-vedi link sopra-) Spero di poter svelare questo mistero che di fatto restituirebbe la gloria e l’onore che questi giovani di allora meriterebbero.

Madonna della Salute. Oggi la grande festa


Madonna della Salute prega per noi.

Ventuno novembre. Festa della Madonna della Salute. Una festa che viene da lontano. Particolarmente bella la statua della Madonna della Salute di Codognè. Si celebra la S. Messa alle 18:30 e poi, come succede ogni 5 anni la processione più “lunga”. Un modo semplice e antico per pregare e ringraziare del dono della salute. Personalmente considero la statua che vedete nella foto, la più bella e la più vicina al mio cuore. Forse sono ricordi d’infanzia, forse un affetto nato spontaneamente. Mentre passo dal capitello posto tra l’incrocio di via Mazzini e via Farmacia a Codognè, non posso fare a meno di fermarmi per un saluto e per raccomandare alla Madonna la salute dei miei cari.
La festa della Madonna della Salute è una festa religiosa istituita dalla Repubblica Veneta nel 1630 e osservata solennemente in tutto il territorio della Serenissima fino alla sua caduta. Ha luogo il 21 novembre e ancor oggi si celebra spontaneamente nella città di Venezia, a Trieste e in moltissime città e paesi dell’antica Repubblica, nell’Italia, in Istria e in Dalmazia. La Serenissima infatti, per permettere alle popolazioni distanti dalla Capitale di osservare la Festa, favorì la costruzione in tutta la Repubblica di santuari dedicati alla Madonna della Salute, che sono a tutt’oggi numerosissimi, anche in piccoli paesi, e molti di questi santuari sono ancor oggi, come a Venezia, meta di pellegrinaggi il 21 novembre. A Venezia il pellegrinaggio ha come meta la basilica di Santa Maria della Salute. Durante tutta la giornata, nella basilica, tenuta aperta senza interruzione, vengono celebrate in continuazione messe e rosari, con un afflusso continuo di fedeli. Per facilitare il pellegrinaggio, viene eretto sul Canal Grande un ponte provvisorio in legno che collega la punta della Dogana con Santa Maria del Giglio[1]. Nella città di Venezia il 21 novembre è ancor oggi giorno festivo anche agli effetti civili, grazie ad una fortuita coincidenza: il giorno del Santo Patrono di Venezia, San Marco, cade il 25 aprile, in cui la Repubblica Italiana celebra la Liberazione. In questi casi la legge consente che il Comune scelga un altro giorno per usufruire della festività patronale, e il Comune di Venezia ha scelto il giorno della Madonna della Salute. 
La ricorrenza trae origine dalla grande epidemia di peste bubbonica che colpì tutto il nord Italia tra il 1630 e il 1631. Si tratta della stessa epidemia descritta anche da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi.
Il contagio si estese a Venezia in seguito all’arrivo di alcuni ambasciatori di Mantova, città già particolarmente colpita dall’epidemia, inviati a chiedere aiuti alla Repubblica di Venezia[2]. Gli ambasciatori furono alloggiati in quarantena nell’isola di San Servolo ma nonostante questa precauzione alcune maestranze entrate in contatto con gli ospiti subirono il contagio e diffusero il morbo nell’area cittadina. L’epidemia fu particolarmente virulenta: nel giro di poche settimane l’intera città venne colpita, con pesanti perdite tra gli abitanti e ne furono vittime lo stesso doge Nicolò Contarini e il patriarca Giovanni Tiepolo.
Nel momento culminante dell’epidemia, in assenza di altre soluzioni, il governo della Repubblica organizzò una processione di preghiera alla Madonna, a cui partecipò per tre giorni e per tre notti tutta la popolazione superstite. Il 22 ottobre 1630 il doge fece voto solenne di erigere un tempio votivo particolarmente grandioso e solenne se la città fosse sopravvissuta al morbo.
Poche settimane dopo la processione, l’epidemia subì prima un brusco rallentamento per poi lentamente regredire fino a estinguersi definitivamente nel novembre 1631. Il bilancio finale fu stimato in quasi 47.000 morti nel solo territorio cittadino (oltre un quarto della popolazione) e quasi 100.000 nel territorio del Dogado. Il governo decretò allora di ripetere ogni anno, in segno di ringraziamento, la processione in onore della Madonna denominata da allora della “Salute”.
Il governo della Repubblica mantenne fede al voto, individuando nell’area della Dogana da Mar, oggetto di recenti demolizioni, la meta del pellegrinaggio nonché la sede del nuovo tempio votivo e indicendo subito il concorso per la costruzione della nuova chiesa. Il primo pellegrinaggio di ringraziamento avvenne il 28 novembre 1631, subito dopo la fine dell’epidemia.
Il concorso venne vinto da Baldassare Longhena con il suo progetto di un tempio barocco a struttura ottagonale sormontato da un’imponente cupola, ovvero l’attuale basilica di Santa Maria della Salute, che fu consacrata il 21 novembre 1687.
La ricorrenza è particolarmente sentita dalla popolazione veneziana. È tradizione, nel giorno della festa della Salute, consumare una pietanza a base di carne, la cosiddetta “castradina” (fonte:Wikipedia)

Finalmente le Colline del Prosecco sul Grande Schermo


Finché c’è Prosecco c’è speranza. Da vedere o no? Il mio modestissimo parere sul film

FINALMENTE LE COLLINE DEL PROSECCO SUL GRANDE SCHERMO
Il film è ambientato tra le colline del #Prosecco e il meraviglioso borgo di #Farrò diventa il centro di un giallo morbido e appassionante, scritto bene che si snoda con dei piacevoli colpi di scena. Nel vedere il film, noi della provincia di #Treviso ed abituali fequentatori delle nostre meravigliose colline, ci sentiamo a casa, riconosciamo Piazza dei Signori a Treviso, alcuni scorci del centro, Farrò con i filari del  +Prosecco Country 2015 , e tanti altri luoghi che ta Conegliano e Valdobbiadene abbiamo visto con piacere centinaia di volte. In una scena si vede L’osteria senza oste e tutto questo non può che riempirci di gioia. Finalmente un film che parla dei NOSTRI Colli e della NOSTRA  terra. Ci sentiamo appagati anche perché vedere questi luoghi ameni ci fa venire la voglia di andarli a visitare almeno una volta ancora, magari per rivedere o cercare di scoprire dov’è quel bellissimo piccolo cimitero che sovrasta i colli del Cartizze oppure la villa settecentesca dove si svolge gran parte del film..
LA FOTOGRAFIA. PIU’ LUCE, PIU’ LUCE!
Come dicevo sopra, molte delle scene del film ritraggono luoghi a noi familiari e consueti, piacevoli da vedere. La fotografia è ben curata ma a mio modesto parere, pecca troppo nell’uso di filtri quando la cinepresa si sofferma sulle bellissime colline del #Cartizze.
Sarebbe sicuramente stato piu’ bello vedere il cielo di quell’azzurro che lo contraddistingue, assieme al verde delle vigne invece risulta sciacquato e spiacevole all’occhio, con la dominante arancione che ha deciso di usare il regista.
 Probabilmente lo ha fatto per aggiungere un pizzico di dramma  alla storia, a scapito dei colori naturali e meravigliosi delle nostre colline.
 
 
Il film si guarda volentieri, è un giallo morbido, adatto a tutti che ti lascia in sospeso a cercare di capire chi è l’assassino, e la soluzione non è scontata come sembra. A  tratti il film sembra rallentare troppo, come nelle strette e soffocanti riprese in casa dell’ispettore (Bravissimo Battiston) .
 
A parte questi piccoli dettagli lo consiglio a tutti, specialmente ai conoscitori della zona. Passerete due ore piacevoli.
NEl CAST, da segnalare  uno strepitoso  TECO CELIO che interpreta la parte del matto del villaggio in maniera sublime. Bravissimo Battiston e bravi gli altri.
L'immagine può contenere: 7 persone, sMS

Cortina d’Ampezzo tra le sette località sciistiche più belle del mondo (National Geographic Magazine)





Cortina d’Ampezzo inserita in una classifica delle località sciistiche più prestigiose e belle del mondo. Non può che farci un grandissimo piacere. Grazie alla prestigiosa magazine National Geographic. Tra le più lette e le più belle del mondo nell’editoria di viaggi e luoghi da visitare. +Federico Caner  credo farà piacere anche a te leggere questo articolo su +Cortina d’Ampezzo 

Cliccate quì per il contenuto dell’articolo

Vajont senza un giorno Nazionale della memoria. Vittime senza colpa e senza riscatto.


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Ricordo bene quell’anno, quel giorno, e tutti i giorni seguenti al disastro del #Vajont. Avevo sette anni, abbastanza per capire e vedere cos’era successo, non abbastanza per comprendere che l’immane tragedia che si era compiuta a pochi chilometri da casa mia, non solo poteva essere evitata, ma faceva parte di un bieco tentativo di monetizzare su un’opera pubblica a sprezzo del rischio che correvano quelle genti di venire travolti dalla furia delle acque. Inutile e ripetitivo il percorrere tutte le tappe di una tragedia annunciata; lo ha fatto molto bene Paolini con il suo indimenticabile monologo. Lo ha fatto il regista con un film.

In Queste immagini prima e dopo la tragedia la devastazione.

Quello che rimane a cinquantaquattro anni da quel 9 ottobre 1963 è il senso d’impotenza e di vuoto che rileggendo questa storia si prova. Se lo Stato, allora complice di un raggiro silenzioso, coperto da poteri molto forti, si è comportato in modo sbagliato, non dovrebbe almeno cercare di fare ammenda, per quanto possibile, istituendo una “Giornata della Memoria delle vittime del Vajont”?

Un post nel mio blog in occasione del 50 simo anniversario

 

Forse  il sentimento è quello di  non dover evocare fantasmi dal passato che rispolverino antiche colpe e sentenze fin troppo leggere nei confronti di coloro che causarono la morte di duemila persone. Un silenzio istituzionale che dopo tanti anni è più assordante di quella valanga d’acqua che non avrebbe mai dovuto cadere, distruggendo in due minuti la storia e le vite di un’intera comunità

 

Venice’s Film Festival 74 – Day Before inauguration


Mostra del Cinema di Venezia 74- Il giorno prima dell’inaugurazione- fotostoria

       Nuovi “Steward” per tenere pulita la citta? Ma dai.. veramente?

Un”panfiletto” da qualche centinaio di milioni battente bandiera Maltese e di San Marco

  Polizia “Lagunare”

Mai visti prima d’ora. Una novità per la Mostra del Cinema o in pianta stabile?

 Controlli serrati e squadre speciali al Lido

  Un selfie “creativo”

    Sala Giardino- Bello l’esterno al tramonto

Barriere antisfondamento

La “Salute” in controluce

  Candid shots

                                                  Atre moderna all’Excelsior

Ringrazio di cuore il concierge dell’Excelsior per NON avermi concesso il favore di un passaggio verso Venezia con la lancia che mi avrebbe permesso di pubblicare le foto in tempo. (non sono più i concierges di una volta putroppo)

Uccidere un Orso? Solo un grandissimo IGNORANTE poteva farlo vero Ugo Rossi?


AUG
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Uccidere un Orso Femmina? Solo un perfetto Ignorante potrebbe farlo. Ugo Rossi IGNORANTE presidente regione Trentino

Orso totem animale

L’orso è l’animale totem più citato nelle tradizioni indiane americane, poiché rappresenta la forza primordiale della ferocia quando deve combattere ma anche l’introspezione, la ricerca nella grotta dove si passa l’inverno, simbolicamente un periodo di stasi dove ci si ferma dalle normali abitudini della società per cercare le risposte ai quesiti della vita o alle domande riguardanti la propria esistenza, periodo che si può usare anche per cercare di digerire e quindi superare avvenimenti che ci hanno devastato o messo fuori equilibrio interiore così da poter tornare ad agire correttamente invece di andare avanti senza forze e senza guide.
Hai fatto uccidere un orso femmina. Era proprio necessario? Non si poteva magari catturarlo e portarlo in un luogo dove sarebbe stato il benvenuto? NO. E’ più facile sparargli un colpo in testa e il problema è risolto. Eppure i Nativi Americani ci insegnano che tutti gli animali sono sacri, dal più piccolo al più grande. Anche loro hanno una specie di “gerarchia”. L’orso, assieme all’Aquila, al Lupo e al Bisonte fanno parte di una cerchia molto importante e sacra. Ma a te cosa può strafregartene se l’orso è sacro? Per te rappresentava un potenziale pericolo per un’azione legale contro la regione Trentino? Oppure hai scelto la via “vacanziera” del “facciamolo fuori che tra un giorno andiamo tutti in ferie”.
L’orso è il simbolo della forza, della saggezza, dell’amore materno. Tante madri “umane” potrebbero imparare come si allevano e soprattutto come si difendono i propri cuccioli, fino alla morte.
Adesso dirai che era pericolosa, che aveva già attaccato, che poteva rifarlo. Per chi è sensibile alla vita animale quello che hai fatto è una vera e propria carognata. Per me è come se avessi ucciso un fratello, un parente stretto, un amico. L’ignoranza porta a credere che gli animali siano SOLO animali e così vadano trattati. Una ricerca più accurata potrebbe stabilire che sono degli esseri sensibili, che hanno delle forti emozioni per i propri cuccioli e che sanno rispettare gli altri esseri più di noi “umani”. Madre Natura non li ha forniti di fucili o di armi letali come lo siamo noi che prendiamo decisioni affrettate e folli come la tua.
Hai commesso un grosso sbaglio presidente cattivo. Una breve ricerca in internet (in Inglese) ti porterà a leggere che cosa è previsto da Madre Natura per chi uccide un orso senza un motivo di urgente pericolo.
Non ti stò ad elencare le sfighe e le cose negative che questo gesto inevitabilmente attrarrà su di te. La cosidetta “Maledizione dell’Orso” è un iter che non augurerei a nessuno. SAranno anni duri per te Ugo. Dovevi farci un pensierino più lungo, consigliarti con gente migliore. Ormai la frittata è fatta. Lorsa avrebbe potuto generare tre o quattro orsachiotti che avrebbero fatto un bel vedere in una riserva boschiva recintata, ma sono convinto che l’idea non ti è nemmeno passata per quella zucca che ritengo vuota, o per il cuore privo di sensibilità. Se tu fai parte della “razza umana” io mi chiamo fuori. Non ti auguro il male, non è nella mia natura ma stai attento, la “maledizione di chi uccide un Orso Femmina” incombe su di te. Non vorrei essere nei tuoi panni.

Sindaco di Venezia..Hai le palle? E’ ora di farle vedere!


JUL
24

Carissimo Brugnaro, se la tua città è diventata una puttana corri ai ripari


Le parole servono a poco caro sindaco di Venezia. Se permetti a uesti coglioni di usare il Museo Galleggiante più bello del mondo come una piscina significa che la cosa ti sta sfuggendo di mano. uesti episodi si stanno ripetendo troppo spesso. C’è troppa libertà. Comincia a dare multe salatissime a chi sui tuffa, da domani, 5000 Euro, vedrai come la notizia farà il giro del mondo. Basta con ueste cazzate! Venezia è mia, è tua, e nostra è di tutti. Di tutti coloro che la rispettano! Gli altri, coloro  che la usano come una vecchia baldracca a loro uso e cosumo possono andare direttamente a fanculo! Siamo stufi di vedere video così. Basta! Muoviti sindaco di Venezia! Fai vedere le palle! Altrimenti rassegna le dimissioni e fai comandare a chi si farà carico di una città, la Serenissima Repubblica, senza paura! Fuori le palle Brugnaro, vogliamo rispetto e decoro. Se non ce la fai vai ad amministrare una città più semplice! Hai voluto la bicicletta? Facci vedere se sai pedalare altrimenti lascia perdere. Tutto il resto non serve a una mazza!

Merletti e Ingiustizie d’Italia 2017


Cent’ anni di merletti. Un’anziana signora a Burano.Fatela Senatore a Vita.Un’Arte che non deve morire.

Era un  giovedì il tre Marzo del 2016. Un giorno particolarmente speciale per me. Dopo aver letto di una centenaria di Burano che lavorava di merletto alla quale l’Isola dei Colori aveva dedicato una festa di compleanno, mi ero attivato per contattarla in modo da poterla intervistare. L’avevo subito considerata una specie di “monumento vivente” a quest’arte antica tipica dell’Isola dove Venezia ha visto i suoi primi insediamenti. Tra Torcello Burano e Mazzorbo era infatti nata la Venezia che più tardi, a causa della peste si era trasferita dove oggi la vediamo.

Il tre di marzo era il giorno prefissato per l’intervista. Alle 11.00 in una casa di merletti. svegliandomi presto mi resi conto che sarebbe stata una giornata in “salita”. Pioveva a dirotto e il vento sferzava alberi e arbusti facendoli volare dappertutto.In Cansiglio nevicò tanto quanto non avevo mai visto (vedi libro Cuore Veneto pag. 40) e molte famiglie rimasero al buio. L’inverno aveva dato l’ultimo pesante colpo di coda. Quando mia moglie suggerì di rinunciare viste le condizioni avverse del tempo, le risposi:”Solo il Padreterno potrà fermarmi”. Era un’occasione da non perdere a tutti i costi e dopo un’ora e mezza d’auto con la pioggia che scendeva violentemente a un angolo di quarantacinque gradi rispetto alla carreggiata, arrivai a Punta Sabbioni. Da lì a Burano con il mare in burrasca e poi nella casa di merletti dove arrivai in oraio per l’appuntamento con Emma Vidal.

Le foto, le interviste di quella giornata le troverete a pagina 80 del libro. Fu anche il caso che mi portò con Emma a mangiare un buon fritto misto in una trattoria locale, e quì, alla fine del pranzo, la signora mi indicò un signore seduto alla stessa nostra tavola dicendomi “Quello sì è un artista..”  Mi rivolsi verso di lui (aveva solo ascoltato fino a quel momento) e cominciammo a discorrere del più e del meno. Quando capii che era il migliore maestro d’ascia della Laguna Veneta Agostino Amadi, lo intervistai e parlammo come dei vecchi amici per un paio d’ore (vedi libro pag.84-85)

Burano 1 Luglio 2017-  Questa la data che l’associazione culturale di Burano ha fissato per la presentazione del mio libro Cuore Veneto- Interviste e storie della nostra gente-  Siamo partiti da Codognè alle 8:00. In 46 hanno deciso che la “gita” a Burano valesse la pena di essere fatta. Tra i partecipanti il sindaco Roberto Bet, la vicesindaco Laura Busiol, l’assessore Giorgio Moras e la mia relatrice preferita senza la quale non oserei mai presentare il mio libro, la dott.ssa Lisa Tommasella che con il suo modo chiaro, cristallino e competente riesce sempre a farmi pensare: “Ma è proprio di me che sta parlando?” e allo stesso momento riesce a commuovermi per le belle parole che spende sempre per i miei libri. Libri che ho scritto sempre con un grande affetto per la nostra meravigliosa regione che ho sempre amato e che oggi amo ancora di più in vista del referendum del 22 ottobre che spero vedrà il Veneto muovere i primi passi importanti verso quell’ Autonomia che ci permetterà come Trento e Bolzano di trattenere sul territorio i nove decimi dei VENTIDUE miliardi di Euro che ogni anni versiamo allo Stato, ma questa è un’altra storia.

La storia di sabato è quella di una allegra compagnia  di Codognesi che dopo un viaggio di due ore si ritrovano in un battello da Treporti a Burano, sbarcano nell’isola dei colori e dei merletti e vengono accolti con un entusiasmo ed un calore tipici della gente di quì in un meraviglioso giardino fiorito con fontane di proprietà della Bottega di http://www.martinavidal.it. Una casa di merletti favolosa a pochi passi dall’attracco del vaporetto.

Seduta all’ombra di un albero c’è la signora Emma, che in compagnia della signora Vitturi (premiata a Milano per la sua arte del merletto) muovono silenziosamente e rapidamente le mani tessendo quella meravigliosa Arte del Merletto di Burano che da centinaia d’anni passa di madre in figlia, da zia a nipote, perpetrando così nei secoli una delle peculiarità del nostro territorio che andrebbe non solo salvaguardata ma eventualmente introdotta come materia di studio tanto grande è la sua importanza.

Antichi mestieri e lavori artigianali che non possiamo rischiare vadano perduti. Risorse umane incredibili come la signora EMMA VIDAL che dovrebbero essere preservate come dei “monumenti viventi” dallo Stato, vengono invece trattati con sufficienza. La signora EMMA mi raccontava la volta scorsa che le avevano tagliato 100 Euro dalla pensione mensile.

A parte il fatto che una persona così e di questa età dovrebbe essere fatta “senatore a vita” per il suo contributo alla cultura del nostro Paese, non trovo assolutamente opportuno che le vengano decurtati CENTO euro dalla pensione, ma dovrebbe esserle corrisposto un vitalizio che le permetta di vivere gli ultimi anni della sua preziosa esistenza con grande decoro e dignità. Faccio quindi appello a tutte le autorità competenti perchè alla SIGNORA DEL MERLETTO venga riconosciuto lo status che si merita
che a mio avviso dovrebbe essere il più alto previsto dalla nostra Costituzione. Questo premierebbe la sua semplice e onorata vita passata giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, aggrappata a quel sottile filo che ha tessuto sperando di tenerlo in vita con grande tenacia e determinazione.

Fotografare per passione.


JUN
20

Essere Fotografi cosa significa? 

Il post su Facebook ho deciso di rimuoverlo.La mia filosofia è che “la vita è troppo breve per stare zitti di fronte a qualsiasi fatto o ingiustizia alla quale ho assistito o assisterò nel mio breve percorso su questa terra”

Nel 1991 ero a Ramallah, in Cisgiordania (Territori Occupati dall’esercito di Israele) per documentare l’ INTIFADA, la protesta che vedeva contrapposti i giovani Palestinesi armati di pietre e l’esercito Israeliano armato di tutto punto.Ore 10:30 del mattino di un giorno qualunque a trenta chilometri a nord di Gerusalemme. Inizia la sassaiola. I militari assistono da lontano. Dopo un quarto d’ora caricano i dimostranti rincorrendoli con veloci e leggere Jeep. Un militare cattura un ragazzo di circa dieci anni e lo percuote.Punto la fotocamera e scatto a raffica. Il militare mi vede e da lontano mi fa segno di non fotografare. Gli rispondo alzando passaporto e tesserino che lo stesso esercito mi aveva rilasciato tre giorni prima grazie all’aiuto di  +Associated Press per la quale ero in collaboratore in Italia.Il militare lascia stare il ragazzo. Sale in Jeep e in pochi secondi mi raggiunge. Sono in tre nel mezzo militare. Scendono e mi prendono di peso gettandomi malamente dentro. Mi portano al distretto di polizia dove verrò rilasciato dopo un breve interrogatorio e qualche livido procuratomi dal carico/ scarico dai militari.

Tornato a casa non ci fu il tempo per riposare. Zagabria era stata bombardata e il giorno dopo ero lì, con gli altri fotografi di guerra a far colazione in uno dei migliori hotel del centro, trasformato in centro stampa. Facevamo ogni giorno una colazione a dir poco ricca. “Se ci becchiamo una pallottola almeno avremo lo stomaco pieno” Scherzavamo con Peter Stone e gli altri. Peter era un fotografo Americano che si era trasferito a Praga per seguire gli eventi che stavano disegnando la nuova Europa e ci eravamo incontrati la prima volta nel 1989 in occasione della caduta del Muro di Berlino. Prima di lasciare il tavolo della colazione per correre dove c’erano i combattimenti, Peter chiedeva a tutti:”C’è qualcuno che si sente stupido oggi? Se è così allora resti in albergo, gli altri tutti con me”. E andavamo in prima linea (foto sotto) a documentare i combattimenti.
Questo è stato l’esordio della mia entrata a far parte del meraviglioso mondo del fotogiornalismo.
Avevo in realtà iniziato nel 1986 a Venezia  con la Mostra del Cinema, e poi durante il Summit del 1987
In particolare questa foto mi aprì la strada ad una collaborazione con +Gazzettino  che mi offrì di seguire la pagina di Conegliano come fotoreporter.. Non avendo un contratto però potevo spaziare, e questo mi consentì di recarmi in tutti i luoghi dove succedeva qualcosa di storicamente importante. Iniziai dal Muro di Berlino
e poi a Praga e nel dicembre del 1989, saputo della fucilazione di Ceausescu e sua moglie in Romania ero, con un amico fotografo di +Cuore Veneto Codognè Treviso  a Timisoara a documentare la Rivoluzione di Natale
La ragione per la quale scelsi di essere un fotografo di guerra, oltre che ad essere il cronista della pagina di Conegliano era oprattutto la passione che ho sempre avuto per la cronaca e gli avvenimenti storici, irripetibili. Non mi interessavano i matrimoni o gli scatti di spiaggia che mi avrebbero sicuramente regalato una vita più tranquilla ed economicamente più agiata. Mi piacevano e mi piacciono gli eventi che lasciano un ricordo indelebile nella memoria, ma bisogna coraggiosamente affrontare, a volte sfidando la morte.
Ho ereditato la passione per la fotografia da mio padre Narciso. Mi ha attaccato un “virus” del quale (per fortuna) non sono mai riuscito ad imunizzarmi. Oggi a 60 anni mi considero un fotografo di strada. Mi piace fotografare la gente nelle strade e nelle piazze del mondo ma soprattutto quì nel nostro #VenetoMeraviglioso.
Domenica alle 17 ho deciso che avrei fatto alcune foto in piazza a Conegliano, la mia città natale. La Dama Castellana è sempre un avvenimento che vale la pena di fotografare. Non ho richiesto un pass, avendo deciso all’ultimo secondo. Ho centinaia, forse migliaia di scatti della Dama fatti per me e per il giornale in bianco e nero e a colori negli anni 80. Non sapevo che l’esclusiva era stata data ad alcuni “fotografi” (probabilmente gli scattini da matrimonio di cui riferivo sopra) che vedendomi si sono inalberati e hanno chiesto l’intervento del solito addetto stampa che di stampa non sa niente, il quale avrebbe sicuramente avuto il diritto sacrosanto di allontanarmi dalla scena (dove stavo “rubando” le foto agli scattini ufficiali), ma con le dovute maniere, come si usa in una società civile, non urlandomi e sbraitando verso la sicurezza “Chiamate i carabinieri”.Ho innescato una polemica su Facebook perchè non ritengo giusto essere umiliato così. Riconosco il mio errore di non essermi acvcreditato ma pensavo erroneamente di “giocare in casa” e non sapevo che gli SCATTINI di Conegliano potessero accanirsi su di me a tal punto da accusarmi di “intralciare i manifestanti e gli altri fotografi”. Altri hanno pensato di darmi dei consigli su quale mezzo usare visto che si sono scandalizzati dal fatto che assieme alla Nikon stavo utilizzando il mio smartphone per la diretta che stavo trasmettendo su Facebook.
Per questo, ho deciso di cancellare i post che stavano diventando sempre più acidi e personali specialmente da parte di quei “fotografi” che vorrebbero impartire lezioni a chi ha passato tutta la vita dietro un obiettivo, non come mercenario della fotografia ma come un appassionato.Finisco quì questa polemica ringraziando quelli che nel post mi hanno sostenuto e spero di non dover tornare più sull’argomento.
Infine un grazie a Treviso Today  per aver pubblicato le mie foto della Dama (http://www.trevisotoday.it/video/dama-castellana-19-giugno-2017.html)
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