Suicidi e responsabilità dei giornalisti, redattori e direttori


Ricordo negli anni ottanta quando ero attivo come reporter locale,che in pochi mesi, a Pianzano di Godega S.U., ci furono quattro suicidi, tutti portati a termine allo stesso modo: sotto un treno alla locale stazione.

Con il caporedattore di Treviso di allora giungemmo alla conclusione che, il fatto di riportare gli episodi sulle pagine del giornale per il quale lavoravamo, poteva essere servito a qualcuno come “spunto” per una triste emulazione.

Da quel giorno fu deciso che non si sarebbe più parlato in maniera estesa e descrittiva degli episodi di suicidio, e quando se ne verificarono altri durante il periodo che prestai il mio lavoro al giornale, la redazione riportava solo un piccolo trafiletto con le iniziali del poveretto e poco più di cinque righe.

Ieri, dopo l’episodio della ragazza di Orsago trovata morta in caso, ho rivisto il titolo campeggiare a tutto spazio sulle prime pagine e mi sono detto che avrei fatto qualcosa.

Non posso che scrivere la mia indignazione e la mia totale disapprovazione per come le notizie dei suicidi degli ultimi due anni sono state trattate dai media locali.

Non sono certo quì per attaccare questo o quel giornale, redattore, direttore o giornalista, ma voglio puntare il dito contro tutti quelli che per decisioni redazionali continuano in maniera sistematica a pubblicare questo tipo di notizia dando tutti i particolari del caso in maniera che ritengo ampiamente esagerata.

Certo sarebbe troppo facile dire che la “colpa” sia dei media che ne parlano. Di certo sono sicuro che se non se ne parlasse sarebbe meglio. Questo tipo di notizie fanno male. Fanno male ai genitori, agli amici più stretti, ai parenti, ai conoscenti ed in ultima analisi fanno male anche al semplice lettore del giornale, specialmente se giovane, che può solamente recepire un messaggio negativo da un’esperienza così terribile.

Bisogna avere il coraggio di darci un taglio. Smettete di scrivere con una dovizia di particolari che da i brividi dei suicidi. Facendo così c’è una possibilità che diate lo spunto a chi è più vunerabile psicologicamente per copiare e ricevere in cambio quell’attenzione che è loro mancata, anche a costo di compiere un gesto estremo.

Con questo non voglio certo dire che la responsabilità sia totalmente di chi scrive o riporta le notizie, ma se si potesse evitare anche un solo caso di suicidio provando a non scrivere, sarebbe valsa la pena di provare.

Il suicidio è un dramma personale, e non un fatto di cronaca che deve per forza essere dato in pasto ai lettori che spinti dalla morbosità inspiegabilmente cinica di sapere i particolari si “dissetano” tra le righe dei vostri articoli impazienti di sapere come avrà fatto, che mezzo avrà usato, perchè l’ha fatto, ma dov’erano i suoi amici, i genitori, i parenti, i conoscenti. Tutte domande alle quali voi rispondete in modo esauriente, senza tenere conto di come si sentiranno le persone care, e soprattutto della continua angoscia nella quale fate precipitare i lettori più deboli, i più depressi, i più vulnerabili.

Molto probabilmente questo mio accorato appello cadrà nel vuoto come una qualsiasi foglia in Autunno, ma voglio lanciarlo ugualmente perchè oggi, come ogni altra volta che si è verificato un episodio simile nella nostra Provincia e nella nostra Regione, mi sono sentito male nel vedere le prime pagine dei nostri giornali che a caratteri cubitali raccontavano il fatto accaduto alla giovane studentessa che ha deciso di togliersi la vita.

Fermate questo stupido inutile voler a tutti i costi trascinare il lettore in una tristezza collettiva che non porta a nessun risultato se non a quello di far riflettere negativamente i nostri giovani su come oggi i loro coetanei reagiscano al dolore, alla perdita di un lavoro, di una persona che hanno amato.

Viviamo in tempi di grande fragilità dove le reazioni alla sofferenza personale non sono quelle dei nostri nonni o dei nostri bisnonni abituati come delle vecchie querce a sopportare con tenacia le prove e le tempeste della vita.

Basta un nonnulla a scatenare una tragedia che solo mezzo secolo fa sarebbe stata impensabile solo perchè le persone parlavano di più tra di loro, e non si schivavano come facciamo noi oggi perchè non abbiamo tempo nemmeno per fermarci cinque minuti ad ascoltare chi ha bisogno di essere ascoltato.

Siamo tutti pieni del nostro egoismo e guardiamo solo alle nostre esigenze ed ai nostri bisogni.

La solitudine è una delle malattie più gravi della nostra società e lo dimostrano i fatti di ogni giorno.

Siamo in tanti, siamo di corsa. Corriamo per la strada, al supermercato, in ogni luogo la parola d’ordine sembra essere la fretta, e nella fretta ci sfuggono le persone che non sanno stare al passo, gli anziani, i malati, i più deboli, visti come una rottura di scatole piuttosto che come gente per la quale valga la pena “sprecare” un minuto del nostro preziosissimo tempo.

Lasciamo che certe notizie passino quasi “inosservate”, come dicevo sopra, sono tragedie personali e familiari. Come la raccontereste se il suicidio toccasse a qualcuno che vi sta a cuore o molto vicino?

Non avreste piacere che la cosa venisse sussurrata piano piuttosto che “sbraitata” sulle pagine dei giornali e nelle piazze?

Scrivete, scriviamo di cose belle, anche se non fanno notizia, poichè di notizie tristi e macabre è pieno il mondo ed i giornali ed i telegiornali fanno a gara sembra a chi ne racconta di più.

Il lettore è così ridotto ad un’indifferenza che fa paura, in quanto l’assuefazione a tali notizie è così vera che leggiamo tutto senza riuscire a stupirci. La morte, la violenza, diventano “cosa normale”, scontata, senza un legame vero con la realtà. Parti fredde di un videogioco al quale assistiamo impassibili, ma quello che è più grave, indifferenti.

Il dovere di cronaca è ben altro. E’ il saper suscitare un interesse positivo con le notizie, anche se fossero delle notizie negative, ed è quì la vera sfida del professionista della penna, non certo quella di riportare i particolari dell’immensa tragedia,intima,personale, che è quella di una giovane che decide di farla finita con la vita buttandola in pasto ad un pubblico che fino ad ora l’ha ignorata.

Concludo chiedendo ancora una volta ai direttori, ai redattori, ai giornalisti, di chiedersi una volta in più, prima di pubblicare notizie di suicidi se non valga invece la pena di spezzare questo circolo vizioso che puo’ portare a delle conseguenze tragiche, e di guardarsi una volta di più allo specchio prima di decidere di pubblicare per esteso queste terribili notizie che lasciano solo amarezza e tristezza in fondo al cuore di chi legge. (pio dal cin)

Montezemolo Pontefice Massimo- Lettera aperta a un uomo senza coraggio


Caro Luca ,

Adesso hai veramente stufato. Non passa mese che non si leggano le tue critiche, i tuoi rimproveri, i tuoi commenti sul modo di fare politica di Berlusconi, del governo, o di  un qualsiasi altro parlamentare. Detti regole, dai consigli su come condurre le politiche, pontifichi dall’alto della tua conoscenza imprenditoriale come se tutti gli altri che non sono “Corderi di Montezemoli” fossero degli incapaci e dei fanulloni.

Dai Luca, facci vedere le PALLE (ammesso che tu ne possieda almeno un paio come tutti noi “umani”)abbi il coraggio di scendere VERAMENTE in campo. Schierati con questa o con quella forza politica e candidati, non importa se a destra o a sinistra ma per favore SCHIERATI. Non lanciare sassi nello stagno,0 peggio, non tirarli sui vetri delle case altrui, per poi andare a nasconderti sotto le “gonne di mammina”.

Esci allo scoperto  e fai politica a tempo pieno, non imitare i comici blogger con conti milionari che vogliono fare i “populisti” dell’ultima ora. Sappiamo si, che hai un grande passato nelle Ferrari, che eri amico del grande Agnelli, eccetera eccetera ma questo non ti da l’autorità difare il Pontefice Massimo della politica Italiana.

Scendi in politica oppure se meglio credi, scendi dallo sgabello che ti sei costruito da solo. Qui da noi in Veneto c’è un vecchio proverbio, saggezza del popolo “bue” che recita: “Quando la m…. monta in scano, o la fa spuzza o la fa dano”.

Non serve la traduzione vero Luca?.

Senza rancore, ma fai presto ti prego, deciditi perchè hai veramente stufato!

(pio dal cin)